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Piazza Grande: “Non c’è niente di romantico a fare il pendolare in corriera”

Giorgio ha 60 anni e da 30 ogni giorno prende il 101 dall’Autostazione di Bologna per andare a Imola, dove lavora come tornitore. Sul pullman, operai, insegnanti, studenti, badanti che ne condividono il destino. La sua storia è su Piazza Grande di giugno dedicata ai viaggi di chi ha pochi soldi in tasca

12 giugno 2018

BOLOGNA – Giorgio ha 60 anni e da quasi 30 ogni giorno prende il 101 in partenza dall’autostazione di Bologna. Destinazione Imola, dove lavora come tornitore. “E anche oggi mi tocca fare tre ore di strada, tra andata e ritorno. Guarda che vita mi tocca, a quasi sessant’anni”. La vita di cui parla Giorgio è quella del pendolare. Insieme a lui sul pullman, ci sono operai, insegnanti, studenti, badanti e impiegati che condividono lo stesso destino fatto di disagi, ritardi e malumori. La macchina sarebbe più comoda ma il carburante costa e poi c’è il problema del parcheggio e il traffico. “Pure col bus ti trovi imbottigliato, ma almeno non guidi tu – dice Giorgio – Una volta lessi un’intervista di un cantante che diceva che i suoi luoghi del cuore erano le nuvole e le stazioni degli autobus. Mi arrabbiai moltissimo, va bene le nuvole, ma voglio vederlo tutti i giorni a prendere il bus dall’autostazione. Non c’è niente di romantico”. La storia di Giorgio è una di quelle raccontate sul numero di giugno di Piazza Grande, il giornale di strada di Bologna, dedicato all’autostazione, punto di arrivo e partenza per chi viaggia con pochi soldi in tasca, come i migranti, i lavoratori pendolari, gli studenti fuori sede. 

Piazza grande - giugno 2018

“Un luogo frequentato, abbastanza sicuro, per alcuni poetico, ma anche incasinato e molto sporco”. È così che gli studenti descrivono l’autostazione di Bologna, utilizzata per spostarsi da una città all’altra per via dei prezzi molto competitivi. “Il treno costa troppo, io torno a casa ogni 2 settimane e se non ci fossero gli autobus low cost spenderei tantissimo”. C’è anche chi usa i pullman per farsi recapitare pacchi da una città all’altra. “I miei genitori mi mandano tante cose attraverso gli autobus. Chiedono all’autista di caricare il pacco e per il disturbo gli danno 10 euro. Io poi vado a ritirarlo all’autostazione”. 

Tra chi sceglie l’autostazione per viaggiare ci sono anche i cittadini dell’Europa dell’Est che lavorano in Italia e ogni tanto ritornano a casa, in pullman. Come Janka, originaria della Bulgaria che, da 10 anni vive in Italia. “Ho studiato logopedia e ho lavorato come insegnante per molti anni, ma il sistema pensionistico in Bulgaria anche per un’insegnante non garantisce una vita dignitosa”. Così Janka è partita per l’Italia: oggi fa la badante a Firenze. E quando torna a casa lo fa in autobus: i prezzi sono più accessibili e poi è possibile prenotare il viaggio anche a ridosso della partenza, particolare importante per lei che per il lavoro che fa non può organizzare la propria vita nel lungo periodo. 

C’è anche chi vive l’autostazione senza mai salire su un autobus: sono l’edicolante, il barbiere, il gestore del bazar e il barista che chiedono modernizzazione e più sicurezza. Ma la riqualificazione annunciata per qualcuno è un miraggio, per altri è una minaccia. Lo è per Rashid, il barbiere, perché sembra che dopo non ci sarà posto per il suo salone o altre attività commerciali. (lp)

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