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Mamadou, il cameriere ivoriano che sogna di diventare chef a Bologna

Ha 19 anni ed è arrivato in Italia quasi 1 anno e mezzo fa: insieme ad altri 4 richiedenti asilo accolti a Villa Aldini e a uno staff professionale animerà il ristorante etico Al Binèri del Dlf, gestito per l’estate dalla cooperativa Arca di Noè. “Voglio studiare e imparare un mestiere”

14 giugno 2018

Foto di Noemi Usai
Al Binèri, il ristorante etico del Dopolavoro ferroviario 1

BOLOGNA – “Farò il cameriere, ma spero di poter dare una mano anche in cucina. Cucinare mi piace moltissimo: vorrei diventare un grande chef, lavorare nel mondo della ristorazione”. Mamadou Sangari ha 19 anni e viene dalla Costa d’Avorio. È arrivato in Italia un anno e 4 mesi fa. Vive a Villa Aldini, la struttura gestita dalla cooperativa Arca di Noè che proprio questa estate da Cas – centro di accoglienza straordinaria – diventerà Sprar. Mamadou, insieme con altri 4 ragazzi richiedenti asilo e a uno staff professionale (chef, aiuto cuoco e responsabile di sala), animeranno per l’estate Al Binèri, il ristorante etico del Dopolavoro ferroviario in via Serlio. “In Costa d’Avorio già lavoravo come barista e cuoco. Sono felicissimo di avere la possibilità di continuare a fare il lavoro che mi piace”. Ancora per qualche giorno, però, il suo impegno al ristorante dovrà conciliarsi con lo studio: il 28 giugno dovrà sostenere l’esame di terza media. “Credo che poi andrò avanti a studiare: imparare bene l’italiano richiede molto impegno. Contemporaneamente, vorrei lavorare”. Mamadou racconta di amare il cibo italiano: la pasta, il pomodoro, il ragù che spesso cucina con gli amici. Ma non dimentica le radici: “La scorsa domenica era il compleanno di un mio amico e ho preparato piatti africani: sono piaciuti moltissimo, tutti mi hanno fatto i complimenti”. 

Nello staff del Binèri con lui, un ragazzo originario del Ghana, uno del Gambia, uno del Sudan e uno della Sierra Leone. “Cinque ragazzi, cinque nazionalità diverse. Tutti hanno esperienze pregresse nel campo della ristorazione e hanno manifestato interesse nel progetto”, conferma Valentina Iadarola dell’Ufficio progettazione e comunicazione dell’Arca di Noè. La cooperativa già negli anni scorsi seguiva l’inserimento lavorativo di richiedenti asilo nel locale del Dlf, ma quest’anno ha fatto un passo avanti: l’ha preso direttamente in gestione. “Proporremo un menù etico, semplice e di qualità, con prodotti di stagione provenienti da agricoltura sociale, a km zero e biologici, da cooperative sociali del territorio con un’attenzione particolare all’inserimento lavorativo di persone in difficoltà”. Arca di Noè è anche tra i soci fondatori di Local to you, azienda agricola che fa consegne a domicilio nata nel 2016 da alcune cooperative sociali con a cuore l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e una particolare attenzione all’etica con la quale vengono coltivati i prodotti. Non solo: ha anche rilevato il birrificio Vecchia Orsa, realtà che sin dalla nascita occupa anche persone con disabilità. 

Foto di Noemi Usai
Al Binèri, il ristorante etico del Dopolavoro ferroviario 2

“Al Binèri è un ristorante etico per due motivi: per i fornitori selezionati e per la scelta di coinvolgere persone in accoglienza – continua Iadarola –. Un’esperienza nuova sia per i richiedenti asilo, che sperimentano un nuovo modo di entrare in contatto con la cittadinanza, sia per la cittadinanza stessa, che impara a conoscere questi ragazzi”. Al Binèri inaugura venerdì 15 giugno alle ore 19 e resterà aperto sino a fine settembre (tempo permettendo), in concomitanza con la stagione cinematografica estiva dell’Arena Puccini: “Ci piacerebbe provare a mantenere in piedi questa esperienza, magari in un’altra forma, anche in inverno. Per dare una continuità ai giovani coinvolti, o anche per dar loro la possibilità di trasmettere le competenze acquisite a chi arriverà dopo”. 

“Mi piace Bologna – conclude Mamadou –: ci sono tanti amici che mi vogliono bene. Ho viaggiato un bel po’ in Italia: Napoli, Salerno, Battipaglia, Bari, le Grotte di Castellana, Milano. Ma vorrei fermarmi a Bologna, sia per studiare sia per imparare bene il mio mestiere: io voglio vivere qui”. (Ambra Notari)

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