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Festa della Musica anche sui palcoscenici "rinchiusi": coinvolte 30 carceri

Torna l’appuntamento con la giornata internazionale che sostiene lo sviluppo della musica e promuove nuovi talenti. Per il 21 giugno sono già una trentina gli istituti pronti ad accogliere musica e cantanti. Musica portatrice di valori ed elemento aggregante, per il neo ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede

14 giugno 2018

festa musica 2018 locandina

ROMA – Note e melodie che nascono nelle celle e attraversano i muri. Voci e strumenti per alleviare il dolore e chiamare a raccolta le forze per ricostruire il futuro. L’armonia dei cori e dei gruppi per cementare le amicizie interne e il fragile rapporto con l’esterno. La Festa della Musica entra in carcere e il 21 giugno sarà protagonista assoluta in molti istituti di pena italiani: una trentina quelli che hanno aderito, al momento, ma l’elenco è destinato ad accogliere molte altre esperienze. Con una circolare diffusa in tutte le carceri, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, ha invitato anche quest’anno le direzioni degli istituti ad aderire alla giornata organizzata dal Ministero per i Beni culturali e il turismo in collaborazione con la Siae e l’Associazione italiana per la promozione della Festa della Musica.

“L’evento – si legge nella nota –, finalizzato a sostenere lo sviluppo della musica nel nostro Paese e a promuovere nuovi talenti, ha riscontrato nelle edizioni precedenti una consistente partecipazione da parte degli istituti penitenziari. I numerosi laboratori e progetti attivati a favore delle persone detenute confermano la valenza positiva delle attività musicali nei percorsi trattamentali”.

Nato in Francia, nel 1982, la manifestazione nel tempo si è trasformata in una giornata europea e poi mondiale che vede l’emozionante invasione di musicisti dilettanti e professionisti su strade, cortili, piazze, giardini, stazioni, musei, treni, ospedali, voli di linea e carceri. Dedicata all’Inno alla gioia, la Festa della Musica edizione 2018 vedrà testimonial d’eccezione il pianista Ezio Bosso a dirigere al teatro romano di Fiesole l’Orchestra giovanile italiana, dando il via alla girandola di concerti a cui parteciperanno 9 mila musicisti in più di 600 città italiane. 

Numeri importanti anche per i palcoscenici rinchiusi che vedranno in concerto professionisti del pentagramma e gruppi di musicisti nati dietro le sbarre grazie ai molti laboratori curati da insegnanti e volontari, in una giornata che raccoglie il risultato di un anno di studio e di lavoro. Una cinquantina gli istituti che avevano aderito lo scorso anno, con Gianni Morandi a cantare nel carcere di Napoli per l’edizione 2016.

Musica portatrice di valori ed elemento aggregante, capace anche di cambiare l’uomo e, dunque, particolarmente importante in un ambiente come quello penitenziario, è stato il concetto rimarcato durante la presentazione dell’evento dal neo ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che si è complimentato per la grande adesione degli istituti di pena.

Il lungo elenco di appuntamenti va dalla casa circondariale di Modena, con la President Band a suonare con i Modena City Ramblers, a quella di Matera con la Ensemble Jazz, una big band composta da musicisti docenti del Conservatorio materano. Dalla casa di reclusione di Sulmona con il concerto della cantante lirica Lindita Ibrahimi accompagnata dal pianista Maurizio Ricciotti e dal chitarrista Carlo Ottaviani, alla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere con la musica napoletana interpretata dagli uomini e dalle donne detenuti. Dalla casa di reclusione di Turi, con gli Happy Quartet, cover band del quartetto Cetra, alla casa circondariale di San Vittore con il concerto del musicista Piero Salvatori. Dalla casa circondariale di Palmi con il Musical Grease, realizzato dagli studenti del liceo Nicola Pizi, a quella di Lecce con il concerto della Band Kerkim, alla casa di reclusione di San Cataldo con lo spettacolo musicale dei detenuti inseriti nel progetto “Cantautori italiani tra poesia, racconto e impegno sociale”. (Teresa Valiani)

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