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Depressione, carcere, salute: "Il gratta e vinci costa molto più di 5 euro"

Quanto costa davvero il gioco d'azzardo problematico? Presentata prima ricerca scientifica all'Università Milano-Bicocca. Milani (Regione Lombardia): “Ogni giocatore pesa su altre dieci persone”. Comi (Bicocca): “Stiamo sottostimando i costi sociali”. Lucchini (Bicocca): “Tendenza al suicidio quadrupla fra i giocatori”

14 giugno 2018

MILANO – Si entra al bar, si paga il cassiere e si gratta. Nella speranza che la propria vita cambi in un secondo. Il costo per coltivare la propria, presunta, fortuna è di cinque  euro. Quando però alla sera si rientra in casa capita di litigare con il marito o la moglie, perché in famiglia mancano i soldi. Scatta una lite e si passa alle mani. Intervengono le forze dell'ordine su chiamata dei vicini di appartamento e poi, nei mesi a venire, gli assistenti sociali per i figli, gli psicologi, i cancellieri del tribunale e i magistrati che devono giudicare i fatti di quella notte o le richieste di risarcimento danni. È un costo anche questo che giustifica la domanda: quanto costa davvero il gioco d'azzardo? “È importante capire che non è un problema del singolo giocatore, ma riguarda altre dieci persone: famiglia, datori di lavoro, il collega che ti copre al turno notturno mentre giochi” dice Franco Milani, dirigente del Dipartimento salute mentale e dipendenze di Regione Lombardia. Lo dichiara a margine dell'incontro “Costi sociali del gioco d'azzardo problematico” svoltosi oggi all'Università Milano-Bicocca: la presentazione della prima ricerca scientifica sui “costi esterni” dell'azzardo, realizzata dal Centro studi e ricerche consumi e dipendenze, in collaborazione con Federserd (Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze) e l'ateneo milanese.

È di 2,7 miliardi di euro la stima dei costi sociali fatta dai ricercatori, suddivisi in quattro voci: 1,5 miliardi in perdita del lavoro o mancata produttività, 813 milioni in costi legati a problemi legali, 60 milioni in costi sanitari e 310 milioni per suicidi e rotture familiari. Sono 6 mila infatti le persone che hanno tentato di togliersi la vita per problemi in qualche modo connessi al gioco d'azzardo. Numeri del 2014 – quelli disponibili e proposti nella ricerca – quando la raccolta economica relativa al gioco pubblico è stata di 84,5 miliardi, per un gettito all'erario di 7,9 miliardi. Ma nessuno può parlare di saldo positivo, nemmeno in senso solo economico o fiscale. Perché “stiamo sottostimando i costi sociali – dice Simonetta Comi, professore associato nel Dipartimento di sociologia della Bicocca e fra gli autori della ricerca – e perché concentrarsi sul solo bilancio pubblico significa considerare un sottoinsieme” dato che una vasta fetta dei costi esterni si riversa su agenti privati come la famiglia. Secondo la letteratura internazionale sarebbero proprio gli agenti privati a sostenere le maggiori spese. Per il dottor Milani di Regione Lombardia va anche considerato che “se gli stessi soldi fossero spesi in beni di consumo invece che nell'azzardo, lo Stato avrebbe comunque il gettito derivante dall'Iva”. 

È il focus sull'Italia ad essere affidato a Fabio Lucchini durante la conferenza organizzata in Bicocca. Il sociologo dell'ateneo milanese spiega come gli stessi dati sui giocatori problematici siano variabili: “Il Cnr parla di 400 mila giocatori ma altri dati presentati al Parlamento dal Dipartimento dipendenze stimano la popolazione di giocatori fra l'1,3 per cento e il 3,8 per cento degli italiani” e senza considerare i minorenni. In queste oscillazioni contano anche le definizioni che cambiano nel tempo, aggiunge lo psicologo Mauro Schiavella di European Association for the Study of Gambling: “Nel 1980 il gioco d'azzardo patologico era definito 'Disturbo del controllo degli impulsi', dal 2013 è una vera e propria 'dipendenza comportamentale” scrive il terapeuta nella propria presentazione. 

Se l'industria del settore a livello globale per il sociologo Lucchini vale “450 miliardi di euro secondo le stime” l'Italia è stata considerata dall'Economist “la quarta nazione per spesa complessiva”. Lucchini fornisce dati ancora diversi sui costi sociali di scommesse e simili nella penisola. Lo fa confrontandoli con ricerche internazionali condotte in Germania, Australia e citando una stima che ha applicato al Bel Paese un modello già sperimentato in Svizzera. I risultati sono molto più alti di quei 2,7 miliardi di euro e parlano di 86 milioni in costi diretti, 4,5 miliardi di costi indiretti e 1,5 miliardi in perdita di qualità della vita – un aspetto questo non considerato dagli autori della relazione proprio per la sua aleatorietà. 

Di certo ci sono alcune correlazioni sugli aspetti più profondi della marginalità sociale: “Fra i giocatori c'è una tendenza quasi quadrupla al suicidio” dice Lucchini e aggiunge che “il 65 per cento dei detenuti con problemi di gioco commette reati legati all'azzardo”. In questa prospettiva anche detenzione e recidività di alcuni pregiudicati diventano un costo sociale. “È un primo passo – chiude il dotto Milani di Regione Lombardia fuori dall'aula De Lillo – fondamentale per prendere di petto la questione: ma bisognerà aggiungere altre voci ai costi che i servizi sostengono per queste patologie”. Come le residenzialità, le comunità di recupero sul modello di quelle per la tossicodipendenza. L'assessorato alla Sanità sta trattando proprio con erogatori privati in questa fase, per stanziare 1,5 milioni degli 8 milioni ricevuti dal governo centrale nell'ambito del Piano nazionale sul gioco d'azzardo. Un altro milione e mezzo andrà a diagnosi e terapie, mentre cinque milioni saranno destinati alla prevenzione. (Francesco Floris)

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