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“Sport insieme”, una raccolta fondi per promuovere lo sport nelle periferie di Bologna

Rugby, calcio, boxe: la Polisportiva Hic sunt leones lancia una campagna di crowdfunding per promuovere l’educazione allo sport nei quartieri più popolari della città. Lorenzo Piazza: “Ben venga l’inserimento sportivo, ma servirebbe una presa in carico totale”

16 giugno 2018

Sport insieme - foto 1

BOLOGNA – Contribuire all’acquisto di materiale sportivo, divise e borsoni. Ma anche aiutare educatori ed educatrici che lavorano nei quartieri più popolari di Bologna a dare un’alternativa ai bambini e ai ragazzi delle periferie: è questo lo scopo di “Sport insieme”, progetto di crowdfunding lanciato dalla Polisportiva Hsl, Hic sunt leones di Bologna. La polisportiva lavora in particolare nelle aree dei quartieri Navile e Porto-Saragozza dove, nel tempo, ha costruito un forte radicamento territoriale partendo da due poli significativi: la Palestra popolare del centro sociale Tpo e il Centro sportivo Pizzoli, divenuti luoghi di aggregazione e coesione in contesti urbani attraversati da profonde trasformazioni sociali. “Sport insieme era un progetto sportivo portato avanti con i Quartieri, che si facevano carico di un piccolo finanziamento per sostenere queste attività. Abbiamo mutuato il nome per questo crowdfunding: vogliamo fare il salto di qualità, provare a diventare un po’ più grandi. Vogliamo intervenire con proposte concrete sulla difficoltà dei giovani di accedere ad attività sportive, educative e ricreative organizzate al di fuori dell’orario scolastico”, spiegano i promotori. Lo scopo della raccolta fondi, dunque, è quello di finanziare e ampliare il settore giovanile della Hsl: “Nello specifico, vorremmo potenziare i corsi di pugilato, le giovanili di calcio e il settore giovanile del rugby”. 

Il rugby è un’attività che sta muovendo ora i primi passi: “L’anno scorso abbiamo coinvolto circa 700 bambini di tre scuole primarie della città, le Acri, le Guidi e le Grosso, tutte con un’altissima percentuale di studenti di origine straniera – spiega Lorenzo Piazza, referente del progetto –: abbiamo fatto lezioni di rugby per 4 settimane. Abbiamo seminato, insomma, ora vediamo di raccogliere”. Sono 3 le squadre giovanili – under 14, 12 e 10 – che da 3 anni si allenano al Pizzoli, per un totale di una novantina di piccoli atleti: “Collaboriamo molto con i servizi sociali dei quartieri e le associazioni sul territorio che ci inviano ragazzini che desiderano fare sport – o a cui fare sport farebbe bene – ma che non se lo possono permettere”. Di questi, circa il 90 per cento è di origine straniera, segnalati alla polisportiva dai servizi sociali. I corsi di boxe – alla palestra del Tpo – grazie al progetto Sport insieme hanno coinvolto una ventina di ragazzi. “I nostri percorsi sono aperti a tutti, non vogliamo dar vita a ‘squadre ghetto’ ma, come detto, nella maggior parte dei casi i nostri giovani hanno alle spalle famiglie che non possono permettersi di far loro frequentare un’attività sportiva. Noi ci facciamo carico del tesseramento, dell’iscrizione ai campionati, delle loro visite mediche, delle trasferte, del materiale sportivo: per questo abbiamo lanciato questa raccolta fondi”. 

Sport insieme - foto 2

“Quando ci alleniamo – sottolineano Piazza – tutti i ragazzi sono uguali: non ci sono differenze di genere, di estrazione sociale, di nazionalità. Non parliamo semplicemente di sport, ma di educazione allo sport, nel segno del rispetto. Per noi è importante che imparino a divertirsi giocando, che crescano collaborando”. E i risultati si vedono: “In zona Pescarola, dove c’è la palestra Pizzoli, i ragazzini che prima passavano i pomeriggi al parchetto a tirare pallonate e a commettere piccoli furti ora fanno parte di una squadra, hanno dei compagni e hanno sviluppato un senso di identità nei confronti dell’impianto. È il ‘loro’ impianto, adesso: lì affrontano il campionato, lì fanno le feste”. Lo sport si conferma risorsa valida, dunque, ma, come spiega Piazza, “non può essere l’unica risposta a certe situazioni di difficoltà. Servirebbe una presa in carico totale realizzata attraverso un lavoro di rete. Certo servono anni per fare un discorso completo: in ogni caso, per ora è già apprezzabile lo sforzo dei centri sociali che ci segnalano i ragazzi, segno che si fidano noi. Ci hanno anche affidato due minori in messa alla prova”.

La campagna di crowdfunding (obiettivo, 13 mila euro: c’è tempo fino alla fine del mese) è stata lanciata su Produzioni dal basso: ognuno può scegliere quanto donare (e avrà una ricompensa: un posto a tavola alla prima cena di autofinanziamento di Hsl, spillette, magliette, felpe). (Ambra Notari)

© Copyright Redattore Sociale

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