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Genitori che picchiano i prof: "Il rapporto fra docenti e studenti deve cambiare"

Per il pedagogista Daniele Novara "questi avvenimenti nascono da uno scontro fra una società basata sulla condivisione e una scuola che resta arcaica". Violenza sempre inammissibile e mai giustificabile, ma “questi avvenimenti non siano velocemente archiviati come casi singoli"

15 giugno 2018

MILANO – “Questi avvenimenti nascono da uno scontro fra una società basata sulla condivisione e una scuola che resta arcaica”. Così il professor Daniele Novara, fondatore del Centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti (Cpp) e dirigente della “Scuola Genitori” (progetto che accompagna i genitori nel loro compito educativo), commenta il recente episodio di violenza avvenuto nei giorni scorsi a Roma, fra i genitori di uno studente e un docente, che ha riacceso in tutt'Italia il dibattito su un diverso tipo di “bullismo”: quello dei genitori nei confronti degli insegnanti. E sul bullismo Daniele Novara ha scritto anche un saggio (“I bulli non sanno litigare”, ed. Bur).

La violenza – spiega – è sempre inammissibile, e mai giustificabile”.  L'importante però è che “questi avvenimenti non siano velocemente archiviati come casi singoli, e ridotti a episodi di semplice violenza fra due parti (genitori e insegnanti, in questo caso)”: devono infatti “essere interpretati, in una visione più ampia, come un segnale di malessere generale fra la scuola e i suoi fruitori, fra studenti e insegnanti, col rischio che poi coinvolga anche i genitori”. Questo “background di conflittualità”, come lo definisce il professore, presente specialmente fra i banchi delle scuole superiori, è causato “da un nuovo tipo di società che si è sviluppata negli ultimi anni, e che è in continua evoluzione, in contrasto con una scuola per niente aggiornata”. Secondo Novara, infatti, il metodo di insegnamento non è cambiato rispetto al secolo scorso: è rimasta la tipica lezione frontale, in cui il docente si siede alla cattedra e gli alunni ascoltano passivi. “Vi è ancora oggi – aggiunge – una profonda correlazione fra giudizio e senso di mortificazione dello studente nel caso sia negativo. La scuola di oggi è arroccata sulle sue tradizioni, e rischia un ritorno al passato anche a causa di certe scuole di pensiero”, afferma Novara facendo riferimento alle dichiarazioni di Ernesto Galli della Loggia che, in un editoriale sul Corriere della Sera, propone di posizionare le cattedre su un basamento per innalzarle rispetto al resto della classe, come segno dell'autorità del professore.

Ma com'è cambiato il concetto di autorità fra professore e alunno? “È senza dubbio venuto meno. Più in generale, questa è un'epoca in cui le autorità non vengono rispettate. Basti vedere il caso dell'impeachment chiesto con troppa semplicità contro il presidente della Repubblica Mattarella”.

Come giungere, dunque, a una soluzione? “Questi avvenimenti – secondo il pedagogista Novara – non possono suscitare solo scalpore, ma devono essere anche visti come stimoli per rivisitare il mondo della scuola – e qui si appella al Governo – per cambiare in meglio i metodi d'istruzione e di insegnamento”. Non si deve correre il rischio “di trasformare le scuole, proprio a causa di episodi simili, in veri e propri tribunali. Anzi, il rapporto fra docenti e studenti deve cambiare sensibilmente”. E chiude con una considerazione personale: “Purtroppo la politica, in questo periodo, sembra interessarsi ben poco alla scuola e a questa forte esigenza di cambiamento”. (Francesco Mauri)

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