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Firenze, lettera aperta dei rom: “Non siamo tutti criminali”

All’indomani dell’incidente stradale che ha ucciso Duccio Dini e all’indomani delle parole del ministro Salvini, un gruppo di abitanti del campo Poderaccio scrive una lettera alla città: “Siamo cittadini italiani e lavoratori”

19 giugno 2018

FIRENZE - “Non siamo tutti criminali”. Un gruppo di rom del campo Poderaccio, a Firenze, scrivono una lettera aperta alla città per raccontarsi all’indomani del tragico incidente stradale in cui è rimasto ucciso Duccio Dini, il giovane 29enne fiorentino ucciso da un’auto guidata da un rom. 

"Nei giorni scorsi – comincia la lettera - è accaduto un incidente tragico che ha sconvolto le vite del Quartiere 4, quartiere dove centinaia di cittadini rom abitano da decenni e al quale sentono di appartenere. Gli atti che sono stati compiuti e hanno coinvolto il giovane Duccio provocandone la morte, sono inaccettabili (riportato in lettere maiuscole nella lettera ndr) ed è giusto che le persone responsabili di questo atto gravissimo siano assicurate alla giustizia. Sì, queste persone sono rom e abitano al Poderaccio, ma questo non significa che abbiano agito in quel modo perché rom. Il passaggio dalla responsabilità individuale – che è alla base del Diritto e del sistema giuridico – al coinvolgimento di un intero gruppo socio-culturale non può però essere sostenuto perché rischia di diventare una forma di discriminazione e razzismo. E’ come se accusassimo ogni italiano di essere un ladro o un assassino o un criminale perché alcuni di loro lo sono”.

La missiva, recapitata anche al gruppo consiliare Firenze riparte a sinistra, continua: “Chiediamo ai cittadini del Quartiere 4 e di Firenze di riflettere su questo e di non lasciarsi prendere da discorsi di fazioni che alimentano l’odio e le fratture sociali. Noi abitanti del Poderaccio, noi rom siamo profondamente addolorati e ci stringiamo attorno ai familiari e agli amici di Duccio e compartecipiamo al loro dolore esattamente come ogni altro abitante del quartiere e della città. Le dinamiche violente di risoluzione dei conflitti che le persone coinvolte hanno messo in atto, pur non diminuendo la gravità di quanto è accaduto, sono, purtroppo, anche legate ai processi di marginalizzazione di cui sono stati oggetto molto parte dei rom della città”.

Poi si sottolinea come siano molti i rom con cittadinanza italiana: “Molti di noi sono cittadini italiani, la maggior parte lavora, paga le tasse, concorre alla vita cittadina, e chiede da anni di essere supportato dalle Istituzioni per uscire da una situazione abitativa gravissima, che incide pesantemente sulle possibilità concrete di un futuro dignitoso. Il luogo che abitiamo è un’area di golena, i “villaggi” – in sostituzione dei precedenti “campi” – sarebbero dovuti essere una soluzione temporanea, ma dopo 14 anni siamo ancora qui, sopra una ex discarica e nella cassa di espansione dell’Arno, le case di legno non presentano più le condizioni di abitabilità e i nostri figli crescono in un luogo malsano. Due anni fa il Consiglio comunale ha approvato una Mozione (la n.635 del 12 settembre 2016), frutto anche di un lavoro con l’associazionismo cittadino e noi rom, in cui il superamento di questa condizione veniva posto come urgente. Rimane per noi fondamentale non essere scambiati con questi luoghi né essere accorpati a chi pur rom commette reati: noi siamo persone e cittadini, abitanti di Firenze e del Quartiere 4”.

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