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Rimpatri, nuovo ricorso: Asgi e Arci portano l’Italia davanti alla Corte Ue

L'accusa è quella di violazioni gravi ai danni di sei cittadini tunisini, trattenuti prima nell’hotspot di Lampedusa e Pozzallo, e poi rimpatriati nel loro paese. I ricorsi, tre in tutto, sono stati depositati in questi giorni. I fatti risalgono al periodo tra ottobre 2017 e maggio 2018

19 giugno 2018

ROMA - Nuovo ricorso per rimpatri illegittimi, dopo il caso dei sudanesi, ora Asgi e Arci portano l’Italia davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, per violazioni gravi ai danni di sei cittadini tunisini, trattenuti prima nell’hotspot di Lampedusa e Pozzallo, e poi rimpatriati nel loro paese. I ricorsi, tre in tutto, sono stati depositati in questi giorni. I fatti risalgono al periodo tra ottobre 2017 e maggio 2018. Le violazioni riguardano diversi articoli della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo.

Le violazioni accertate. Innanzitutto, spiega Lucia Gennari, avvocata di Asgi, “a Lampedusa e Pozzallo le persone sono state identificate senza che siano state mai fornite informazione sulla possibilità di chiedere asilo. Non hanno ricevuto informazioni sulla loro condizione giuridica, ma sono stati classificati come migranti economici e avviati verso le procedure di rimpatrio”. Inoltre, “la modalità con cui è stato eseguito rimpatrio è anch’essa molto discutibile - aggiunge - Le persone sono state svegliate nel cuore notte o di mattina presto, e gli è stato detto di firmare il decreto differito, di cui non hanno ricevono mai copia nonostante esso rappresenti la base legale della loro espulsione. Poi sono stati trasferiti in poco tempo in aeroporto”. Le pratiche utilizzate in Italia violano il primo articolo della Convenzione europea dei diritti dell’uomo - aggiunge la collega di Asgi Loredana Leo - il primo articolo, in particolare, vieta trattamenti inumani e degradanti, e questo riguarda soprattutto coloro che sono trattenuti a Lampedusa, centro già ritenuto più volte non adeguato e per questo parzialmente chiuso nel marzo scorso. Un’altra violazione sta nel fatto che il trattenimento nell’hotspot non ha base giuridica, e siccome non è regolamentato non ha controllo giudiziario. Infine, è ravvisabile una pratica discriminatoria sulla base della nazionalità, che non tiene conto del fatto che il diritto d’asilo è un diritto soggettivo. Il respingimento è stato effettuato senza ulteriori formalità, violando anche il divieto di espulsioni collettive”. Tutte le persone - aggiunge l’avvocata Leo - sono state “immediatamente rimpatriate senza un controllo giudiziale, senza che nessuno avesse la possibilità di fare ricorso”. L’Asgi ha avviato insieme a Cild, Indie Watch e Action Aid un monitoraggio costante degli hotspot, con particolare attenzione al centro di Lampedusa. 

“Il governo in carica, in continuità con quello precedente, ha intenzione di utilizzare questi atti illegittimi in maniera sistematica su tutti i fronti - sottolinea Filippo Miraglia, vicepresidente dell’Arci -. Già sulla vicenda Aquarius non è stata rispettata la legislazione. E da parte del ministro degli Interni notiamo, giorno dopo giorno, poco interesse per la vita delle persone e dei diritti. Nonostante i numeri dicano altro, si grida invasione, partendo da presupposti falsi. Ma questa propaganda elettorale ha ripercussioni serie sulla vita delle persone”. Sara Prestianni, dell’ufficio immigrazione di Arci: ha ricordato che “la Tunisia è un partner del governo italiano. L’accordo con Berlusconi, che risale al 2011 ha portato a una sistematica espulsione di 80 tunisini al giorno. L’Italia ha inoltre stanziato 12 milioni del fondo africa perché la Tunisia si impegni nel controllo delle sue coste. Intanto il 2 giugno scorso, nel disinteresse generale, più di 200 persone sono partite dalla Tunisia. C’è stato un naufragio con 84 morti: il costo umano di queste procedure è incalcolabile. Le persone sopravvissute sono state detenute nell’hotspot. Questa logica delle espulsioni è in piena continuità col governo attuale. Alla base c’è una logica suprematista neocoloniale non fondata sulla realtà - conclude - viene da chiedersi che impatto avranno le espulsione massive, non solo sulla vita dei migranti espulsi, ma anche sulla vita dei paesi”.

Per Nicola Fratoianni deputato di Sinistra italiana, “siamo di fronte a un paese che vede regredire lo stato di diritto. il rimpatrio dei tunisini spesso avviene al di fuori di ogni forma di legalità - afferma -. Da quando è iniziata la lunga guerra contro i migranti, siamo arrivata a una guerra contro tutto e tutti. Si creano percorsi paralleli che riducono la capacità dei cittadini stranieri di difendersi - conclude - Tutto questo sembra ora drammaticamente peggiorare. Perfino la Guardia costiera in questi giorni, con la nave Diciotti, è stata ostaggio del fanatismo sadico del ministro. Il clima è preoccupante”. (ec)

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