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Un modello per misurare il “valore intangibile” del volontariato

Università della Calabria e Csv di Cosenza hanno avviato una ricerca per elaborare un nuovo modello di analisi dell’impatto sociale del non profit. Si partirà dai dati e gli accademici incontreranno direttamente le associazioni

20 giugno 2018

Misurare l’impatto sociale delle associazioni non profit tenendo conto anche degli aspetti “intangibili” del volontariato, fondamentali nella loro azione quotidiana. È l’ambizioso obiettivo del progetto di ricerca avviato dal dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’università della Calabria e dal Centro di servizio per il volontariato di Cosenza. La convenzione firmata dai due soggetti, presentata in un convegno il 15 giugno scorso, punta a elaborare e sperimentare un nuovo modello di analisi: “Non deve essere un metodo che acquisiamo da altri mondi in modo asettico, - ha spiegato la professoressa Maria Teresa Nardo, responsabile e coordinatrice scientifica della ricerca. - Deve avere dei punti di contatto con questi mondi, ma va necessariamente calato nel contesto in cui viviamo”.

Secondo Nardo, in questa prima fase di strutturazione c’è la necessità di reperire ancora più informazioni sulle attività svolte dalle associazioni. Dai dati che il Csv ha messo a disposizione dei ricercatori è emerso, infatti, che una organizzazione di volontariato svolge più attività e tutte diverse, probabilmente per rispondere ai bisogni mutevoli e alle urgenze del territorio. Per la professoressa Benedetta Siboni dell’università di Bologna, componente del comitato scientifico della ricerca, è indispensabile, invece, partire dall’analisi della mission delle singole organizzazioni.

Già nel 2013 il centro di servizio aveva realizzato, in collaborazione con lo stesso dipartimento, la ricerca “Il volontariato nei contesti di welfare debole” sulla natura e le caratteristiche del volontariato cosentino e sul ruolo che il Csv aveva assunto nel contesto territoriale in dieci anni di attività. Attraverso questa nuova convenzione il rapporto tra centro e università si rafforza. “Il metodo di lavoro è veramente innovativo, - ha sottolineato Mariacarla Coscarella, direttrice del Csv Cosenza. - Gli accademici non sono chiusi una stanza ad elaborare dati, ma si confrontano con noi in modo costante, ragionando sulle informazioni e incontrando le associazioni tramite i focus group”.

Il presidente di Volontà Solidale Csv Cosenza, Gianni Romeo, ha sollecitato il rettore Gino Mirocle Crisci a realizzare un ponte tra l’università (che vanta 30mila iscritti) e il mondo del volontariato. Positiva la risposta di Crisci: “Noi non siamo solo formazione, ricerca, spin-off e tecnologie, – ha affermato, – ma abbiamo anche la missione di dialogare con la società”. All’incontro era presente il direttore del dipartimento, Francesco Raniolo, l’altra componente del gruppo di ricerca Carmela Guarascio dell’Università della Calabria e Pasqua Rignanese dell’università di Bologna. Ha coordinato i lavori Paolo Ricci dell’università di Napoli “Federico II” e presidente dell’associazione nazionale Gbs (Gruppo di studio per la ricerca scientifica sul bilancio sociale) di Milano. (Lory Biondi)

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