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Migranti, un patto tra le regioni del Sud per contrastare lo sfruttamento

Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Basilicata siglano l’intesa per contrastare il caporalato e superare i ghetti dove vivono i migranti. Cotrone: “quando si parla di integrazione si deve cominciare da due cose fondamentali, il lavoro e la casa. Bisogna far entrare le persone nel sistema e dargli la possibilità di avere un’identità sociale

21 giugno 2018

ROMA - Programmare e realizzare, in modo congiunto e coordinato, interventi innovativi in tema di immigrazione; rafforzare il lavoro di rete territoriale regionale e interregionale e le pratiche condivise di governance; aumentare i livelli di diffusione delle conoscenze attinenti alle problematiche dell’immigrazione e ai benefici, attuali e potenziali, che apporta all’economia regionale e nazionale; migliorare gli interventi di inclusione socio-lavorativa degli immigrati, anche al fine di sviluppare un approccio strategico e razionale utilizzo delle risorse esistenti. E, infine, disseminare e scambiare le buone pratiche di intervento coordinato, anche con altre regioni italiane e con altre regioni Ue ed extra Ue. E’ quanto messo nero su bianco dalle cinque regioni del Sud Italia (Campania, Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia) in un protocollo di intesa contro le forme di graves sfruttamento, reso noto durante il convegno conclusivo di Com.In 3.0.

Cofinanziati dall’Unione europea e dal ministero dell’Interno, nell’ambito del Fondo asilo, i progetti Com.In 2.0 e Com.In 3.0. hanno permesso di costruire una rete territoriale tra pubblico e privato. Dalla collaborazione di questi anni nasce il Protocollo d’intesa in materia di governo del fenomeno migratorio. “Il patto che abbiamo sottoscritto viene da lontano, da un percorso che è iniziato quattro anni fa con Com.In 2.0 - spiega Carmela Cotrone, dirigente della regione Campania, capofila del progetto Com. In 3.0 - . Come regioni  abbiamo deciso di continuare a lavorare insieme sui temi dell’immigrazione. In particolare sulle questione che fanno parte nostre competenze, delle funzioni e dei compiti amministrativi. Tutto ciò che non riguardano, quindi, strettamente l’emergenza o la sicurezza ma l’organizzazione sul territorio”.

L’idea è quella di fare rete per migliorare i servizi sul territorio legati all’housing ,alla salute, all’assistenza dei minori stranieri non accompagnati. “Vogliamo vedere le cose che sono state fatte insieme e come migliorare - aggiunge - Capire in funzione di ciascuno, come la buona pratica di un territorio può migliorare le performance di tutti”. Per quanto riguarda la questione migratoria, in particolare, alle regioni del Sud è delegata soprattutto la prima accoglienza. “La Sicilia, per esempio, deve affrontare il grosso tema dei minori stranieri soli, quasi il 40 per cento del totale è accolto nella regione, che sta lavorando in modo progressivamente migliore - aggiunge la dirigente della Campania - Ma serve anche il contributo di modelli e metodologie di lavoro”.

Tra i temi al centro del protocollo d’intesa c’è il lavoro e il contrasto alle forme di grave sfruttamento: “quando si parla di integrazione si deve cominciare da due cose fondamentali, il lavoro e la casa, perché quando vuoi costruire veramente integrazione devi far entrare le persone nel sistema e dargli la possibilità  di avere un’identità sociale - conclude Cotrone -. Il lavoro non è solo fonte di sostentamento ma anche possibilità di creare quell’identità. L’altro tema è quello del superamento dei ghetti dove vivono i braccianti stranieri. Il lavoro che abbiamo iniziato con i prefetti nelle aree di emergenza come regioni lo continueremo. L’obiettivo del protocollo è proprio iniziare un lavoro capillari dai luoghi come San Ferdinando, Castel Volturno, Borgo Mezzanone, per superare l’emergenza e costruire vera integrazione”.  Tra gli obiettivi del protocollo c’è anche l’attività di monitoraggio del fenomeno migratorio e la valutazione delle politiche di intervento; la realizzazione di studi, ricerche e seminari formativi, nonché visite studio nei territori a maggiore criticità sociale. (ec)

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