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L’oro dell’Ecuador, una condanna per i produttori di caffè. Che non si arrendono

Il racconto di Anna Meli, cooperante del Cospe, dalla valle del Rio Intag, dove gli agricoltori si oppongono all’estrattivismo di rame e oro che minaccia la biodiversità e la vita degli abitanti

22 giugno 2018

CUELLAJE (ECUADOR) - Narcisa ha 36 anni, un viso dolce e soave come il caffè che produce. E’ la prima donna produttrice di caffè della valle. “Non c’è pregiudizio nei miei confronti. Mi guardano e mi considerano con un misto di sorpresa e ammirazione.” Otto anni fa ha deciso di abbandonare l’università e tornare a vivere a Cuellaje, piccolo paesino nelle montagne della Valle del Rio Intag, perché al padre venne diagnosticata una malattia degenerativa.  Il padre coltiva caffè da sempre. Ha costruito una casa vicino al suo appezzamento di terreno, circa 4 ettari che si estendono da una parte al di sopra della strada principale e una parte al di sotto fino al fiume.  

Narcisa al terzo anno del corso di scienze naturali abbandona gli studi per rilevare l’attività del padre e continuare a coltivare caffè. Non rimpiange la scelta perché a lei è sempre piaciuta la terra, coltivarla, coglierne i suoi frutti, ed è decisa a conservare, attraverso il suo lavoro, l’incredibile ecosistema della valle. In un sapiente equilibrio agroforestale, il caffè è coltivato all’ombra di banani e piante da frutto che consentono al terreno di mantenersi ricco di sostanze nutritive e al caffè di avere un aroma unico. 

La giornata di Narcisa comincia presto: alle 5,30 del mattino si sveglia per rimettere a posto la casa, preparare la colazione al figlio e accompagnarlo a scuola per le 7. La scuola è a venti minuti a piedi dalla finca e Thomas, un bambino vivace di 6 anni, è contento di andarci. La madre nel frattempo torna a casa a curare il campo, toglie le erbacce, raccoglie la frutta e le ciliegie di caffè quando sono mature e poi si reca al di là della strada verso il fiume. In quella parte di campo si trovano le attrezzature per la spolpatura delle ciliegie di caffè, l’acqua per il lavaggio e gli essiccatoi. 

A mezzogiorno è già ora di andare a prendere Thomas a scuola. Quando Narcisa ha troppo lavoro nel campo sua madre l’aiuta facendo trovare a lei e al nipote il pranzo pronto. Nel pomeriggio lo aiuta con i compiti e alla fine se ne vanno nel campo insieme a finire gli ultimi lavoretti prima del tramonto.  A Thomas piace la vita all’aria aperta, così come seguire la mamma nel campo e aiutarla a prendere qualche ciliegia di caffè, i frutti, e correre su e giù per il terreno scosceso.

Narcisa è appassionata del suo lavoro: cura le sue piante con dedizione, ammira i suoi frutti ed è orgogliosa di portare i suoi sacchi ad AACRI, l’associazione di produttori di caffè della vicina Apuela che cura la tostatura e la commercializzazione del caffè del Rio Intag. 

AACRI è nata nel 1998 e oggi conta circa 150 soci. L’associazione nasce come alternativa economica all’estrazione mineraria di rame, che fino ad oggi gli abitanti della valle sono riusciti a non far partire attraverso numerose ed efficaci mobilitazioni ma che oggi, con la concessione che lo Stato ecuadoriano ha dato nel febbraio scorso alla cilena Coldelco, sembra davvero vicina all’apertura. L’azienda cilena sta già operando nell’area e dopo aver effettuato i carotaggi, sta affidando a diversi giovani della valle il compito di reperire ulteriori campioni di terreno per le analisi. Sotto una delle più belle valli dell’Ecuador, dichiarata “hotspot” della biodiversità dell’Unesco, c’è un ricco giacimento di rame e forse di oro che il governo ecuadoriano, nonostante le prime rassicurazioni e una legge costituzionale prima al mondo a riconoscere il diritto alla natura, ora ha deciso di far fruttare. 

“L’acqua, la natura sono il nostro bene più grande e la nostra vita. Quello che ci permette di mangiare ogni giorno e costruire un futuro per i nostri figli e i nostri nipoti” afferma donna Teresa, comproproprietaria insieme al marito e al figlio della Finca de Las Flores (Azienda dei fiori), una produzione di caffè biologica che ha vinto nel 2017 il premio per il miglior caffè biologico dell’Ecuador.  L’attività estrattiva dovrebbe avvenire proprio al confine della sua azienda e in particolare alle pendici di un monte dove si trovano le sorgenti che forniscono acqua alla sua finca e a valle al paese di Apuela. 

L’impiego d’acqua nella miniera è massiccio e come è già accaduto, la contaminazione delle falde è quasi certa, nonostante le rassicurazioni delle varie aziende appaltatrici che nel corso degli ultimi 25 anni hanno cercato di sfruttare i giacimenti della valle.  “La paga che viene offerta dalla miniera ai giovani della valle per le prime esplorazioni e ricerche è il doppio di quello che possiamo offrire noi lavorando per AACRI o nelle aziende agricole” dice Franklin, presidente dell’associazione. “Noi siamo impegnati a costruire delle prospettive di medio e lungo termine che uniscano agli aspetti produttivi anche quelli del turismo sostenibile e preservino l’ecosistema della valle”. I guadagni alti e relativamente facili però attraggono molti giovani della valle e gli stessi figli dei piccoli produttori di caffè, minando così la coesione sociale della comunità e illudendoli rispetto ad un impiego stabile a lungo termine. Julio, 64 anni, membro storico del comitato DECOIN – Defensa y Conservacion Ecologica de Intag – ricorda infatti come le imprese minerarie dopo questa prima fase impieghino per lo più personale specializzato, non presente nella zona, e che le ricadute occupazionali saranno quindi minime, a fronte della distruzione dell’habitat naturale della valle.


“Nella valle produciamo la frutta, i fagioli e altri prodotti del campo per gran parte della regione di Imbabura. Il caffè è un prodotto tradizionale e di eccellenza della nostra zona. Non vogliamo rinunciare a tutto questo e per questo diciamo no alla miniera” dice Narcisa stringendo a sé il piccolo Thomas. Ha appena finito di seguire un corso di assaggio e cupping che la Fondazione Lavazza ha offerto come contributo, non solo economico, al progetto di COSPE “Cacao Corretto”, iniziato nel 2016 e che sostiene le filiere del cacao e del caffè in 4 regioni dell’Ecuador del Nord.  E’ entusiasta dell’esperienza perché le permetterà di migliorare la sua produzione e perseguire il suo sogno di aprire una caffetteria insieme ad altre di donne di Cuellaje, il piccolo borgo vicino alla sua finca.  “Vorrei far capire anche agli abitanti del mio paese la magia del caffè: farne conoscere l’aroma e farne apprezzare il sapore nelle sue differenti versioni, dall’espresso alla versione lunga". Incrementare il consumo interno di caffè in Ecuador è uno degli obiettivi di AACRI che rifornisce già alcuni bar di Quito e di altre città ecuadoriane ed ha già alcune caffetterie nella zona. 

Gli abitanti della valle hanno già conosciuto fasi difficili nella loro battaglia contro la miniera: uno dei leader della protesta, Javier Ramirez è stato in carcere con accuse infondate per 8 mesi e suo fratello Hugo è costretto tuttora alla latitanza.  Nonostante questo la mobilitazione continua e dopo il tentativo di due aziende minerarie (una giapponese e una canadese), la militarizzazione dell’area nel 2014, i 25 anni di lotta, gli abitanti della valle sono decisi a non cedere il loro meraviglioso e generoso territorio nelle mani delle aziende minerarie.  "La nostra terra vale più dell'oro e del rame, la nostra acqua non la scambiamo con nessun minerale" conclude Narcisa. 
(Anna Meli)

 

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