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Migranti, ancora naufragi al largo della Libia. "Notizia che non indigna più"

Le ultime tragedie hanno portato il bilancio delle vittime lungo la rotta del Mediterraneo centrale ad oltre mille nel 2018. E la Guardia Costiera Libica ha sbarcato più di 8 mila persone. Unhcr. "Serve azione urgente". Unicef: "Negli ultimi giorni altri 200 morti in mare. Una notizia che non indigna più”

22 giugno 2018

ROMA - L'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, si dice “scioccata e addolorata” per la notizia di circa 220 persone annegate a largo delle coste libiche nei giorni scorsi mentre tentavano di attraversare il mar Mediterraneo dirette in Europa.
“Secondo i sopravvissuti – è scritto in una nota dell’Unhcr -, un’imbarcazione di legno che trasportava un numero imprecisato di rifugiati e migranti si è capovolta al largo delle coste libiche martedì (19 giugno). Dei circa 100 passeggeri stimati, sono sopravvissuti solo in cinque. Sono stati salvati dalla Guardia Costiera Libica e sbarcati a Mayia, alla periferia della capitale Tripoli. I sopravvissuti sono stati portati in un ospedale locale dalle autorità per ricevere cure mediche. Alcuni corpi sono stati recuperati dai soccorritori, altri trovati sulle spiagge”.
“Lo stesso giorno – continua -, un gommone con circa 130 persone a bordo è affondato in un’altra località al largo della Libia. Sessanta sopravvissuti sono stati salvati da pescatori locali, che li hanno riportati a riva a Dela (35 km ad ovest di Tripoli). Si ritiene che 70 persone siano annegate in questo incidente. Il 20 giugno, la Guardia Costiera Libica ha condotto un'operazione di salvataggio al largo di Garabulli, a 64 Km a est della capitale, Tripoli. I rifugiati e i migranti salvati sono stati sbarcati a Tajoura. I sopravvissuti hanno riferito che oltre 50 persone che viaggiavano con loro sarebbero annegate”.

L'Unhcr si dice “estremamente scioccato dal numero sempre crescente di rifugiati e migranti che perdono la vita in mare e chiede un'azione internazionale urgente per rafforzare gli sforzi di salvataggio in mare da parte di tutti i principali attori coinvolti, comprese le Ong e le navi mercantili, in tutto il Mediterraneo”. Allo stesso tempo, per l’Agenzia Onu per i rufugiati “dovrebbe essere garantito l'accesso alla protezione nei paesi di primo asilo, nonché percorsi alternativi per i rifugiati in Libia che tentano di attraversare il mare in cerca di protezione e sicurezza. Tutte queste azioni sono cruciali per garantire che non si perdano più vite in mare”.
Lunedì scorso, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha lanciato un mazzo di fiori in mare ad Abu Setta, in Libia, in un momento di silenzio e commemorazione per le migliaia di rifugiati e migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa.
E ha affermato: "Queste tragiche morti ricordano che guerre e povertà continuano a spingere migliaia di persone a intraprendere viaggi disperati che costano loro i risparmi di una vita, la dignità e in ultimo la loro stessa vita". "Con un numero record di persone in fuga, non è mai stato così urgente affrontare le cause alla radice – ha aggiunto -, migliorare le condizioni in Libia e in altri paesi lungo il percorso, fornire alternative sicure e, sempre, soccorrere le persone in mare".

Il bilancio delle vittime. Queste ultime tragedie hanno portato il bilancio delle vittime lungo la rotta del Mediterraneo centrale ad oltre 1.000 nel 2018. Considerando che siamo all'inizio della stagione estiva si prevede che aumenterà il numero di rifugiati e migranti che tenteranno di attraversare il mar Mediterraneo. Finora quest'anno, la Guardia Costiera Libica ha sbarcato più di 8 mila persone in diversi luoghi di sbarco lungo la costa libica. L'Unhcr e i suoi partner sono presenti al momento dello sbarco per fornire cibo, acqua, beni di soccorso e assistenza medica. L’Unhcr sta inoltre lavorando affinché sia assicurato l’accesso all’asilo ai richiedenti di tutte le nazionalità e che alternative alla detenzione siano rese disponibili per i rifugiati soccorsi o intercettati in mare dalla Guardia Costiera Libica.

Unicef Italia: “Negli ultimi giorni altri 200 morti in mare. Una notizia che non indigna più”. “Mentre assistiamo a insulti, frasi ad effetto e proclami dei vari esponenti della politica e società civile, altri 200 esseri umani sono morti nel Mar Mediterraneo – dichiara da parte sua Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia -. In due giorni sono morti a largo della Libia 200 esseri umani, qualcuno sa dirci quanti bambini coinvolti in questa ennesima strage? La cosa lascia tutti indifferenti. Sembra che la morte non sia più una tragedia in sé per sé ma sia subalterna a temi di diversa o dubbia rilevanza o veridicità”.
“Continua un processo di deresponsabilizzazione che coinvolge tutti noi – conclude -: parte dagli stati europei, dai leader di turno passando per alcuni media fino a renderci tutti insensibili. Davanti alla nostra ‘faccia’ stanno morendo altri disperati, la notizia scorre sui nostri smartphone come le altre. Non ci indigna più”.

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