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Incidenti stradali, una "patente progressiva" per ridurre i rischi tra i giovani

Psicologi del traffico dell'Università Cattolica ed esperti dell'Unione nazionale delle autoscuole hanno studiato un nuovo sistema per ottenere la patente. Per gli under 25 comporterebbe alcune restrizioni, per esempio sulla potenza dei veicoli, che col passare del tempo e dopo alcune verifiche, verrebbero man mano cancellate

26 giugno 2018

MILANO – Reinventare la patente per ridurre gli incidenti che coinvolgono i giovani? È l'ipotesi che ha formulato l'Università Cattolica di Milano, insieme all'Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica (Unasca), dopo aver esaminato i dati del 2016 riguardanti il numero di incidenti automobilistici in cui sono coinvolti neopatentati. Come? Con una “patente progressiva”: per i giovani al volante all'inizio comporta restrizioni (per esempio sulla potenza dei veicoli) che col passare degli anni e dopo alcune verifiche vengono man mano cancellate. Un nuovo modo di ottenere l'abilitazione alla guida, che minimizza le distrazioni e l'insicurezza sulla strada dei giovani fra i 15 e i 25 anni. 

Fra le principali cause di morte dei giovani, infatti, secondo un'indagine Istat e Etsc (l'ente europeo che si occupa di sicurezza alla guida), ci sono proprio gli incidenti stradali. Solo in Italia, nel 2016, 418 neopatentati sono morti alla guida, e si sono contati quasi 46mila feriti. Tutto questo, spesso, per rispondere a un messaggio, per fare una telefonata o per semplice distrazione, dovuta a una generale inesperienza nei primi anni al volante. Anche perché, sottolinea Manuel Picardi, vicepresidente dell'Associazione Europea Scuole a guida, “i giovani spesso vanno a scuola guida solo per fare un esame e prendere la patente, e non per imparare a guidare”. I ricercatori dell'Unità di Psicologia del Traffico della Cattolica, che già da tempo coinvolgono i neopatentati in incontri e seminari, hanno riflettuto proprio su questo e, sulla scia di altri Paesi europei, hanno ideato, per l'appunto, la “patente progressiva”. 

Ma in cosa consiste? È un vero e proprio “percorso formativo”: prevede, già a partire dai 16 anni di età, una serie di tappe che lo studente di scuola guida deve superare per acquisire esperienza sulla strada, attraverso diversi esami, periodi di pratica e momenti di confronto con tutor e psicologi, per discutere insieme di come migliorare la resa al volante e ridurre le insicurezze alla guida. In questo modo dal foglio rosa alla patente “definitiva” ci sarebbero numerosi passaggi in più, ma i giovani neopatentati acquisirebbero la confidenza necessaria a guidare in completa autonomia.  

In diversi Paesi europei, fra cui Svizzera e Austria, esistono già patenti che richiedono una maggiore preparazione (definite “di secondo livello”), mentre in altri, come Stati Uniti e Canada, è in vigore la cosiddetta “patente graduale”, che si consegue in più fasi. Università Cattolica e Unasca hanno unito assieme gli aspetti più utili di questi due sistemi e creato la “patente progressiva”, di cui si è parlato al seminario di martedì 26 giugno che ha coinvolto esperti italiani e stranieri. (Francesco Mauri)

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