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Morcone nuovo direttore del Cir: "Non ha senso bloccare le navi nel Mediterraneo"

L'ex capo di gabinetto del Ministero dell'Interno dal primo di luglio guiderà la onlus. "Credo che il ministro Salvini debba continuare il lavoro iniziato dal precedente Governo e rafforzare la rete di relazioni con i Paesi del nord Africa". Gli hotspot in Libia? "Progetto irrealizzabile"

26 giugno 2018

MILANO - "Non è una questione di buoni o cattivi, ma che senso ha bloccare le navi nel Mediterraneo cariche di persone che soffrono?": l'ex prefetto Mario Morcone, con una lunga carriera al Ministero dell'Interno, di cui è stato capo di gabinetto con il ministro Minniti, dal primo di luglio sarà il direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir). Il Cir è una onlus costituitasi nel 1990 in Italia, su iniziativa delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di difendere i diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Ha progetti anche in Libia e Tunisia. Da massimo funzionario del Ministero, che ha imposto il codice di condotta alle navi delle ong del Mediterraneo, a dirigente di un'organizzazione umanitaria. Si potrebbe dire che ora è dall'altra parte della barricata. "Nonostante le polemiche che ci sono state e ci sono tutt'ora, non penso che tra ong e istituzioni ci sia un conflitto -sottolinea-. La verità è che devono lavorare insieme per ottimizzare i risultati, per tutelare le persone che soffrono e arrivare alla loro inclusione. Io lavoro per questo, non lavoro per creare conflitti".

Con Marco Minniti ministro dell'Interno gli sbarchi sulle coste italiane sono drasticamente diminuiti, grazie agli accordi con la Libia che ha bloccato i migranti, suscitando le proteste di buona parte del terzo settore italiano viste le condizioni in cui sono costretti a vivere nei centri libici. "È questo il grande problema che sia l'Italia che l'Europa devono affrontare -aggiunge Morcone-. E di fronte a un fenomeno complesso come quello delle migrazioni non esiste un'unica soluzione. Bisogna portare avanti una serie di iniziative politiche e di sviluppo sia in Libia che negli altri Paesi africani. Ci vuole tempo e bisogna lavorare insieme a questi Paesi".

Il tema degli sbarchi, però, ha di nuovo infiammato il dibattito politico, sia in Italia che in Europa. "A me non sembra che gli sbarchi siano aumentati -sottolinea Morcone-, credo che il ministro Salvini, superati gli impegni politici di queste settimane (vedi elezioni amministrative, ndr), debba continuare il lavoro iniziato da Minniti e rilanciare e rafforzare le reti di relazioni con i Paesi del nord Africa, relazioni che hanno permesso di bloccare i flussi". Ma sull'ipotesi di creare hotspot in Libia o in altri Paesi africani, Morcone taglia corto: "È un progetto irrealizzabile, già dai tempi di Alfano si è capito che non era possibile. Perché giustamente questi Paesi non li vogliono. E poi, i confini a sud delle Libia sono linee tracciate in mezzo al deserto. Come si fa a creare centri in quei luoghi?".

Tre sono le strade lunghe le quali i governi europei dovrebbero lavorare per affrontare in maniera efficace il fenomeno. "La prima, già iniziata con Minniti, è quella degli accordi per fermare i flussi, accordi che devono comprendere anche reali progetti di sviluppo sul territorio di queste comunità -spiega Morcone-. Bisogna poi creare corridoi umanitari, come ha fatto Sant'Egidio, così da individuare le persone che hanno un reale diritto all'asilo e farle arrivare in Europa senza rischi per la loro vita". La terza strada è quella indicata dalle associazioni che da anni chiedono l'abolizione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione. "È una questione irrinunciabile. E non possiamo più fare finta di niente, nasconderla sotto il tappeto. Attualmente per i migranti non c'è un canale d'ingresso legale, né per venire in Italia né per altri Paesi dell'Unione Europea. È un problema grossissimo. Ma per affrontarlo ci vuole un po' di coraggio politico. Se apriamo i confini, sarà possibile controllare il flusso e dare così uno sbocco alla forte pressione migratoria che viene da alcuni Paesi dell'Africa. Ma dobbiamo creare le condizioni perché possano venire legalmente". (dp)

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