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Il primario in pensione che cura i bambini malnutriti dell’Eritrea

Francesco Mannelli, ex primario del pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, va annualmente nel Corno d’Africa, grazie al progetto dell’associazione Annulliamo la Distanza, per formare i medici locali e aiutarli a sconfiggere le patologie legate alla povertà

27 giugno 2018

primario in pensione - pezzo storni

FIRENZE – L’ex primario in pensione va in Eritrea a curare i bambini malati e malnutriti. Lui è Francesco Mannelli, fiorentino, ex responsabile del pronto soccorso all’ospedale pediatrico Meyer, eccellenza italiana nelle cure dei più piccoli. E’ stato responsabile del pronto soccorso fino al 2013, dopodiché non ha mai abbandonato la sua passione, quella di aiutare i più sfortunati, le persone più fragili, i bambini più deboli. Ha cominciato a collaborare con l’associazione Annulliamo la Distanza, che promuove adozioni a distanza nel sud del mondo e aiuta le popolazioni più povere attraverso progetti di cooperazione. Si è preso a cuore uno dei progetti dell’associazione, quello della formazione del personale medico e infermieristico della sezione pediatrica dell’ospedale Orotta di Asmara, capitale dell’Eritrea, dove si reca annualmente insieme a pediatri e infermieri dell’ospedale Maggiore di Bologna per tenere lezioni teoriche e pratiche. Quello di Orotta è il più grande ospedale pubblico del Paese. I corsi di formazione sono cominciati nel settembre 2017 ed hanno coinvolto quasi un centinaio tra medici e infermieri. 

“La prima volta nell’ospedale fu uno choc – racconta il dottor Mannelli - Gli spazi erano sfruttati in modo non idoneo, l’ossigeno e l’acqua mancavano, forte era la precarietà igienica, si trattava di una realtà drammatica perché la qualità dell’assistenza era scarsa soprattutto a causa di strumenti arretrati e desueti e abitudini diverse dalle nostre. Mi resi subito conto che tanti decessi avrebbero potuto essere evitati con un sistema sanitario più efficace”. 

Foto Francesco Mannelli
Foto Francesco Mannelli

Quei bambini malnutriti che si vedono nei servizi televisivi sulla fame, Mannelli li ha visti in carne ed ossa. Bambini scheletrici, lattanti con patologie respiratorie, broncopolmoniti curabili in Occidente, asme, esseri umani di pochissimi anni attaccati a respiratori artificiali arrugginiti. “E’ stato molto toccante vedere quelle scene, soprattutto se si paragona quell’assistenza sanitaria alla nostra, è incredibile il livello di disuguaglianza. Ricordo ancora quel bambino cardiopatico che chiese il nostro intervento quasi implorandoci”. Tanti bambini soffrono a causa della malnutrizione, dell’assenza di cibo adeguato: “Ho visto quei bambini di 2 anni col pancione grosso per la malnutrizione, gonfiata dalle proteine insufficienti, dagli edemi che portano alla fuoriuscita di liquido a livello del peritoneo”. Non dimenticherà mai quella volta in cui, entrando in una stanza, si trovò faccia a faccia con un pacchettino ricoperto di lenzuoli: “Tirammo via i lenzuoli e ci accorgemmo che dentro c’era un bambino minuscolo senza vita, fu straziante. Sono scene che ti porti dietro per settimane, scatta dentro di te una forte compassione e la volontà di aiutarli a vivere più dignitosamente”. 

 

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