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Migranti. Oim e Unhcr chiedono un’azione congiunta dei paesi Ue

Entrambe preoccupate per la tragedia umana in corso nel Mediterraneo, le due organizzazioni delle Nazioni Unite chiedono ai paesi Ue un nuovo approccio collaborativo per rendere più prevedibile e gestibile lo sbarco delle persone soccorse in mare

28 giugno 2018

ROMA - Un appello ai paesi dell’Unione Europea affinchè venga messa in atto un’azione coordinata e regionale con lo scopo di ridurre notevolmente l’inutile perdita di vite umane. A lanciarlo sono l’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’Oim, l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni, entrambe preoccupate per la tragedia umana in corso nel Mediterraneo, nella quale quest’anno hanno perso la vita quasi 1.000 rifugiati e migranti vittime dei trafficanti.

“Negli ultimi 10 giorni navi che trasportavano rifugiati e altri migranti soccorsi nel Mar Mediterraneo non hanno potuto attraccare a causa del blocco politico in Europa. Sostenere il diritto di asilo negli Stati membri dell’Ue è assolutamente cruciale”, ha dichiarato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi. “Negare il salvataggio o trasferire la responsabilità dell’asilo altrove è assolutamente inaccettabile. Abbiamo bisogno che i paesi si uniscano per tracciare una nuova strada da seguire”.

Unhcr e Oim ritengono che sia “necessario un nuovo approccio collaborativo per rendere più prevedibile e gestibile lo sbarco delle persone soccorse in mare”. Approccio che secondo le due organizzazioni “dovrebbe essere fondato sulla collaborazione già in atto tra Ue, Onu e Unione Africana”. “Le persone soccorse in acque internazionali – proseguono Oim e Unhcr - dovrebbero essere rapidamente portate a terra in luoghi sicuri in UE e potenzialmente anche altrove”.
“La nostra priorità è salvare le vite di tutti coloro che sono stati vittime di trafficanti che cinicamente mandano uomini, donne e bambini in alto mare su imbarcazioni precarie in condizioni di altissimo rischio”, ha detto William Lacy Swing, Direttore Generale dell’OIM. “Finora quest’anno quasi 1.000 persone hanno perso la vita a causa di questo crudele calcolo in cui il contrabbandiere vince sempre”.

Uno scenario quello degli arrivi via mare di rifugiati e migranti che ha raggiunto il culmine nel 2015, quando oltre un milione di persone disperate hanno attraversato il Mediterraneo per arrivare in Europa e quasi 5.000 hanno perso la vita. Tre anni dopo, gli arrivi sono tornati ai livelli pre-2014 e stanno scendendo verso le medie storiche di lungo periodo. Fino ad ora, quest’anno, 42 mila persone circa hanno attraversato il Mediterraneo verso l’Europa, rispetto agli 85 mila dello stesso periodo dell’anno scorso.

Alla luce di questi dati, Oim e Unhcr esortano gli Stati europei a “cogliere l’opportunità offerta dal vertice Ue per trovare un approccio nuovo e congiunto sulla situazione degli arrivi nel Mediterraneo, che risponda alle esigenze condivise di tutti i paesi di essere in grado di gestire i loro confini e le politiche migratorie e allo stesso tempo di sostenere gli standard internazionali in materia di asilo sviluppati nel corso di decenni”. “Il sostegno europeo, la solidarietà e la collaborazione con i paesi che ospitano rifugiati nelle regioni in via di sviluppo, così come nei paesi di transito- concludono le due organizzazioni - è diventato più critico che mai. Oim e Unhcr sono pronti a sostenere gli Stati in questo sforzo”.

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