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“Città e territori del futuro”: architetti studiano le politiche di rigenerazione urbana

Attesi 3 mila delegati in rappresentanza dei 155 mila iscritti dal 5 al 7 luglio a Roma, dove gli architetti italiani presenteranno proposte concrete in grado di rispondere all’esigenza di disegnare con urgenza la nuova città digitale, resiliente, circolare e inclusiva

30 giugno 2018

ROMA - “E’ indispensabile sostituire le città progettate sulla rendita fondiaria con le città della redditività sociale e culturale, della generazione di valore e della produzione di lavoro. Anche nel nostro Paese, così come sta avvenendo pressoché in tutta Europa, devono essere messi in atto imponenti programmi di rigenerazione urbana a tutela della qualità della vita, della salute e della sicurezza dei cittadini”. Così Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, è intervenuto sul tema delle “Città e territori del futuro” che sarà al centro del Congresso Nazionale di Roma in programma dal 5 al 7 luglio all’Auditorium Parco della Musica.

BOX Un momento di confronto e dibattito che vedrà riuniti 3 mila delegati in rappresentanza dei 155 mila iscritti e che farà luce su tematiche di stretta attualità, come la promozione dell’inclusione sociale, del lavoro e delle competenze; senza dimenticare il sostegno all’accesso alla casa e all’abitare dignitoso e sicuro. Il tutto a partire dai programmi di rigenerazione urbana.

Al Congresso di luglio gli architetti italiani presenteranno proposte concrete in grado di rispondere all’esigenza di disegnare con urgenza, al passo con le dinamiche rivoluzionarie che stanno coinvolgendo i centri urbani, la nuova città digitale, resiliente, circolare e inclusiva. Per il Consiglio Nazionale “serve però che il futuro Governo rivoluzioni l’approccio fin qui seguito per superare quelle criticità - come l’eccessiva dispersione delle competenze operative e legislative nazionali in materia di governo e di trasformazioni del territorio - che hanno impedito che le politiche di rigenerazione decollassero. Esse sono state, infatti, gravate da eccessivi pesi di natura procedurale, da conflitti di competenze e di attribuzioni tra diversi livelli delle Pubbliche Amministrazioni e da diversi comparti dello Stato, da dispersioni che hanno reso gli interventi sulle città tendenzialmente episodici, non inseriti in una cornice normativa e di principi omogenea e di facile utilizzo e, soprattutto, nella gran parte dei casi, senza un impianto di visione strategica su tutto l’organismo urbano”.

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