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I migranti sono i nuovi ebrei. “L'antisemitismo è padre di tutti i razzismi”

Chi è vittima e chi carnefice? Lo straniero è criminale? La “razza” nella cronaca nera? Tante domande a cui prova a rispondere “Human Criminology”, gruppo di accademici sui diritti lanciato a Milano. Merzagora (UniMilano): “Non sono le mura di un carcere a dividere buoni e cattivi”

29 giugno 2018

- MILANO - Nelle ore del consiglio europeo con al centro il dossier immigrazione, con l'Europa asserragliata sui temi della sicurezza e mentre anche Malta sembra chiudere definitivamente i propri porti ai soccorritori del Mediterraneo, alcune riflessioni arrivano da Milano. Un seminario organizzato da criminologi e accademici per parlare di stranieri, migrazioni e violazioni dei diritti da parte degli uomini e delle leggi.
Si parte da lontano, gli anni '30 e il nazismo, ma si arriva fino a oggi: “L'antisemitismo è la matrice di tutti i razzismi, gli etnocentrismi, gli 'altrismi”, ha dichiarato il 29 giugno Isabella Merzagora, presidente della Società italiana di criminologia. E di fronte alla provocazione “i 35 euro al giorno dei migranti sono l'oro degli ebrei del terzo millennio?” ha risposto: “Al fondo c'è la distinzione gerarchica fra noi e gli altri. I motivi per l'odio si trovano sempre: sono atteggiamenti che peggiorano nei momenti di crisi economica perché il pregiudizio si nutre di insicurezza”. Insicurezze che “vengono fomentate per motivi non sempre nobili”.

L'accademica ha parlato durante e a margine del convengo “Human Criminology – il pensiero criminologico e l'etnocentrismo” dentro l'aula magna dell'istituto di medicina legale di via Mangiagalli. Un seminario per lanciare un nuovo gruppo di lavoro formato da docenti e ricercatori. L'obiettivo? “Una criminologia che si occupa delle vittime” e non solo di crimini e criminali come il nome della disciplina lascerebbe immaginare. Una scienza che studia “la normalità dei carnefici” che ogni mattina accompagna(va)no al guinzaglio il proprio bassotto a fare una passeggiata – come ricorda la docente facendo riferimento a delatori e medici nazisti. Una differenza, quella fra vittima e carnefice, che non può essere sancita solo “attraverso le mura di un carcere che divide i buoni dai cattivi”. Questo perché “si può infliggere dolore con tutti i crismi della legalità”.

Tanti gli interventi nel corso della mattinata. Si è parlato di “razzismo senza razza” e “normalizzazione dell'odio” che per Merzagora transita nella “normalizzazione del pensiero” e infine nella “normalizzazione dell'azione”. Un processo contro cui tenere la guardia alzata e, a riprova della tesi, l'accademica ha citato studi sull'esplosione di quello che oggi chiamiamo hate speech: “Aumentava il discorso d'odio negli anni che precedono le guerre in Jugoslavia e il genocidio in Ruwanda”, ha detto Merzagora.

Un capitolo del convegno dedicato alle percezione e alla narrazione dello straniero durante i casi di cronaca nera. Sono state messe a confronto le reazioni “social” e sociali degli italiani davanti all'omicidio a Macerata di Pamela Mastropietro, con altri assassini recenti. È emerso come “l'elemento razziale è preponderante rispetto alle dinamiche efferate dell'omicidio” come dichiara il professorr Guido Travaini del San Raffaele. Elemento razziale – in questo caso contro i nigeriani accusati sin dall'inizio – che diventa narrazione totale sui nigeriani come “carnefici” e autori di “omicidi rituali”, sganciandosi dal fatto di cronaca e anche da dati e numeri: per esempio che sulla popolazione carceraria i nigeriani rappresentano il 3,7 per cento e nella maggior parte di casi per droga e prostituzione.

Tanto spazio dedicato all'immigrazione. Il criminologo Roberto Cornelli ha mostrato grafici basati su dati di Eurobarametro. Da cui emerge come il tema migranti in Europa sia vissuto in maniera problematica su base collettiva e nazionale, ma non come preoccupazione del singolo individuo dove spiccano invece le insidie economiche: disoccupazione e costo della vita su tutti. Betti Guetta, responsabile dell'Osservatorio antisemitismo del Cdec di Milano ha messo in luce la “correlazione fra atteggiamenti anti immigrazione e antisemiti” emersa nella nuova ricerca svolta tramite interviste e sondaggi dal Centro di documentazione ebraica e già presentata a Roma.

Altre le voci del convegno: quella del sociologo dell'Università Statale di Milano Maurizio Ambrosini, il criminologo Alfredo Verde che ha parlato degli studi antropologici sulle “vittime sacrificali per ricompattare le società”, il collega Carlo Alberto Romano impegnato a Brescia nel progetto “Prison for human rights” per avvicinare i detenuti ai temi dei diritti umani e infine il magistrato del tribunale di Milano, Olindo Canali, durante un intervento intitolato “Straniero per legge”. (Francesco Floris)

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