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Un anno di lavoro per mamme e bambini: il bilancio di Medici con l’Africa Cuamm

Il direttore dell’organizzazione Don Dante Carraro: “È nostro dovere dare conto, con chiarezza e trasparenza del lavoro svolto. Il nostro grazie va innanzitutto a chi ci sostiene e crede nel nostro impegno “con” l’Africa”

01 luglio 2018

PADOVA – Oltre 187 mila parti assistiti, 15.752 pazienti messi in terapia antiretrovirale, 11. 623 operatori formati e oltre 9 mila trasporti in ambulanza effettuati. Numeri che certificano un anno di impegno e intervento con l’Africa, a favore di mamme e bambini, da parte di Medici con l’Africa Cuamm che oggi a Padova ha presentato il Rapporto annuale 2017. Dal lavoro negli ospedali all’intervento nel territorio, dalla formazione delle risorse umane locali, alla prevenzione e cura dell’Hiv/Aids. E ancora, l’intervento nella lotta alla malnutrizione e alla malaria, fino alle malattie croniche. Oggi Medici con l’Africa Cuamm è impegnato in 7 paesi dell’Africa sub-Sahariana (Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania, Uganda) con oltre 2.200 operatori sia europei che africani; appoggia 23 ospedali, 45 distretti (per attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all’Aids, tubercolosi e malaria, formazione), 3 scuole infermieri e 1 università. 

boc Tante le attività presentate nel rapporto 2017 dall’organizzazione, che ha voluto raccogliere il tutto attraverso alcune foto, “rappresentano le persone che aiutiamo” – afferma don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm”. Presenti naturalmente anche numerosi dati, “perché – spiega ancora don Carraro - quando si fa cooperazione, in modo serio, è necessario e doveroso rendicontare il lavoro, con trasparenza e chiarezza. Nel 2017, nei 23 ospedali in cui lavoriamo e nelle strutture sanitarie che supportiamo abbiamo assistito 189.928 parti, 5 volte il numero dei parti effettuati in una regione come il Veneto. È un dato per dire di un impegno serio, in cui crediamo fermamente e mettiamo il nostro cuore. A tutti coloro che credono in noi e continuano a sostenerci va il nostro grazie”. Il direttore di Medici con l’Africa Cuamm prosegue: “Siamo convinti che la cooperazione sia una cosa seria. Dare conto di quello che si fa a chi ci sostiene è fondamentale”.

Fabio Manenti, responsabile del Settore Progetti sottolinea i dati più importanti: “Il focus del nostro intervento rimangono le mamme e i bambini, con il programma “Prima le mamme e i bambini. 1000 di questi giorni” e i dati raccolti nei 7 paesi di intervento (Angola, Etiopia, Mozambico, Tanzania, Sierra Leone, Sud Sudan e Uganda), lo confermano. Ma il nostro lavoro va oltre. Altre aree di intervento sono: la nutrizione, che nel 2017 ha visto 98.396 bambini sotto i 2 anni screenati per malnutrizione cronica e 16.222 trattati per malnutrizione acuta; le malattie infettive, e in questo ambito, grazie al nostro impegno, 15.752 persone sono state messe in terapia antiretrovirale contro l’Hiv/Aids e 2.260.236 sono state trattate per malaria (33% bambini con più di 5 anni). E ancora, la formazione, il monitoraggio e la ricerca. Una nuova frontiera per il lavoro in Africa è quella delle malattie croniche che, nel 2017, ha visto 5.267 persone visitate per diabete; 1.653 cardiopatie e ben 18.855 donne screenate per tumore alla cervice e 652 trattate con crioterapia o con la tecnica leep”

“Non avendo, il Cuamm, ospedali propri e non avendo un’autorità diretta, le operazioni più complesse sono quelle del relazionarsi con le autorità locali, del mediare continuamente, del rispettare i loro tempi e non imporre i nostri… però poi è la strada vincente, perché se le decisioni sono prese insieme e il lavoro è davvero “con”, se è una decisione della comunità, dura nel tempo e i frutti si vedono», ha precisato Francesca Tognon, infettivologa del Cuamm, rientrata da poco dalla Sierra Leone.

E Vincenzo Riboni, chirurgo con lunga esperienza d’Africa, di recente tornato dal Sud Sudan: “Il Sud Sudan è lo stato più giovane dell’Africa, dove tutto è fluido, compresi i confini, decisi a tavolino. C’è una totale insicurezza e una difficoltà nell’organizzare tutti i servizi. Ad aggravare la situazione sono l’estrema povertà e la miseria, c’è la fame: la mortalità materna è molto elevata; per la prima volta, ho visto arrivare in ospedale pazienti malati che erano anche malnutriti, che chiedevano di essere curati, per esempio, per una polmonite, ma che non mangiavano da giorni. Non ho mai visto una situazione così difficile”.

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