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Dalla fragilità all'integrazione: a Marsala nasce la Libera Orchestra Popolare

Ne fanno parte ragazzi del circuito penale, minori stranieri e richiedenti asilo. Salvatore Inguì (Libera): "La musica come strumento di integrazione all'insegna della solidarietà e dell'accoglienza"

01 luglio 2018

boc MARSALA (Tp) - Superare tutte le barriere culturali e sociali attraverso la musica come strumento di libertà e di crescita umana e sociale all'insegna dell'integrazione e dell'accoglienza. Con questo obiettivo, grazie alla donazione di alcuni strumenti musicali, da due mesi è nata a Marsala la Libera Orchestra Popolare nella cittadina in provincia di Trapani, coordinata dal presidio locale di Libera in collaborazione con Archè onlus e Amici del terzo mondo di Marsala. Inoltre a dare anche il loro supporto sono il Dipartimento di servizio sociale (Ussm) e il Dipartimento della giustizia minorile.

A suonare e cantare nell'orchestra sono oltre 40 componenti, un vero e proprio mosaico di persone con situazioni di fragilità sociale diverse: giovani del circuito penale, minori stranieri, richiedenti asilo e abitanti del popolare quartiere di Marsala. Il progetto, infatti, è nato all'interno delle attività che da un anno e mezzo svolge il centro sociale gestito da Libera con il sostegno di altre associazioni, nel quartiere periferico di Sappusi, in alcuni locali donati dal comune, dove è stata realizzata anche la Libera Palestra Popolare. 

"La musica può diventare uno strumento di integrazione interculturale forte e significativo per aprirsi pienamente all'altro - dice Salvatore Inguì referente di Libera di Trapani -. In particolare, la nostra è una strada che permette di fare esprimere con il canto e la musica, proprio quelle persone che oggi, nella nostra società, hanno pochissime possibilità di fare sentire la loro 'voce'. Pertanto siamo un gruppo musicale aperto al mondo e a tutte le diversità che vanno prima di tutto accolte per essere conosciute e poi valorizzate nel migliore dei modi". 

"All'inizio siamo partiti per gioco, avviando un corso musicale con poche chitarre insieme ad alcuni ragazzi dell'area penale - racconta ancora Salvatore Inguì - e poi, invece a poco a poco abbiamo visto che in tanti erano interessati a partecipare. Così, abbiamo deciso di lanciare un appello per la donazione di alcuni strumenti musicali che oggi ci ha permesso di avere 30 chitarre, 3 tastiere, alcuni jambè (tamburi africani) ed altri strumenti a percussione tra maracas e tamburelli. Per adesso tra musicisti, cantanti e apprendisti siamo arrivati a circa 70 persone. Al gruppo musicale partecipano persone di età molto varia che vanno dai bambini di 8 anni agli adulti di 60 anni con in mezzo i migranti di età compresa da 16 a 26 anni. Tutto si svolge all'insegna della piena gratuità e i nostri chitarristi e percussionisti sono coordinati da alcuni volontari che studiano al conservatorio".

"Siamo usciti allo scoperto, con la nostra prima esibizione nel Complesso San Pietro di Marsala - continua ancora Salvatore Inguì - proprio in occasione della recente Giornata del Rifugiato, ed è stato davvero molto bello. I ragazzi si sono divertiti molto ma nello stesso tempo, ciò che è stato ancora più importante, è che si è creata una bella atmosfera all'insegna dell'accoglienza interculturale. La musica sicuramente aiuta tutti perché è la strada maestra che riesce veramente come lo sport a fare unire più persone in maniera armonica e serena. Aggiungo poi che, considerato i tempi che corrono, questo progetto assume certamente una valenza politica maggiore perché vogliamo dimostrare che si può stare insieme al di la delle differenze culturali e sociali superando tutti quegli ostacoli e quelle barriere che oggi si tendono a costruire soprattutto nei confronti di chi è più fragile". (set)

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