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Fermata a Malta la nave Sea Watch: “Non conosciamo il motivo, è abuso”

Con una mail è stato comunicato all'equipaggio che l'imbarcazione è "under review". "Non c’è un decreto ingiuntivo della magistratura, non abbiamo alcun documento che spieghi quanto sta succedendo. Di certo questo è un atteggiamento abusivo e lesivo dei nostri diritti”

02 luglio 2018

ROMA - “Stando alle presenti istruzioni il vascello Sea Watch 3 non è autorizzato a lasciare il porto”. Una comunicazione via mail di poche righe, ricevuta nella giornata di ieri, ha decretato il fermo della nave dell’ong tedesca Sea Watch nel porto di Malta. Secondo quanto appreso dall’equipaggio a bordo, l’imbarcazione sarebbe “under review” e per questo non può allontanarsi. “Non sappiamo quale sia la motivazione precisa che ci trattiene a Malta, abbiamo fatto regolare richiesta all’autorità portuale per poter lasciare il porto, ma la risposta è stata negativa - spiega a Redattore sociale, Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch -. Ci hanno comunicato via mail che il vascello è ‘under revue’, ma non sappiamo su quale base legale si fondi questo fermo. Non c’è un decreto ingiuntivo della magistratura, non abbiamo alcun documento che spieghi quanto sta succedendo. Di certo questo è un atteggiamento abusivo e lesivo dei nostri diritti”.

Nella giornata di venerdì, spiega Linardi, le autorità sono salite a bordo, hanno controllato i documenti della nave e l’equipaggio è stato portato all’ufficio immigrazione. “Non ci risulta che abbiano riscontrato irregolarità - aggiunge -. Quello che sappiamo è che siamo bloccati in porto sulla base di una dichiarazione politica. Non stiamo forzando la mano perché vogliamo andare fino in fondo e mostrare quanto sia assurda questa restrizione”.

A preoccupare però è che in mare si continua a morire. Nella giornata di ieri l’Unhcr ha denunciato un nuovo naufragio a largo delle coste della Libia: secondo le prime ricostruzioni dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati i dispersi sarebbero 63. Dall’inizio dell’anno, nonostante il drastico calo degli arrivi ( circa l’80% in meno sulla rotta verso l’Italia) i morti nel Mediterraneo hanno raggiunto quota mille . “Siamo fermi per ragioni che non conosciamo e intanto non possiamo operare soccorsi - afferma Linardi - è tristemente matematico che nel momento in cui si fa di tutto per ostacolare gli assetti preposti al soccorso le morti aumentino. Nonostante le velleità dell’Unione europea la realtà ci dice che la guardia costiera libica non riesce a far fronte al flusso di persone, che partono dalle sue coste e purtroppo affogano. Ma questo non importa a nessuno. Sono in pochi ad andare in mare per capire cosa significhi soccorrere le persone cadute in acqua, raccogliere corpi turgidi di adulti e bambini morti. Finché questo non si vede, non si tocca con mano è facile stare alla larga. Chi oggi decide il blocco dei soccorsi non ha fatto esperienze di questo tipo. Chi lo ha fatto, come gli ammiragli della Guardia costiera continuano a ribadire il valore del soccorso in mare - conclude Linardi - Al di là della gestione delle politiche migratorie, in mare vale il principio di solidarietà: soccorrere e portare le persone in un porto sicuro. Per questo continuiamo a tenere le porte della nostre barche aperte, i politici, i ministri, che vogliano vedere davvero cosa significhi salvare vite in mare per noi sono i benvenuti”. (ec)

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