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Decreto Dignità, stretta sull'azzardo. "Passi reali nella giusta direzione"

Il presidente di Cnca e portavoce di "Mettiamoci in gioco", don Armando Zappolini, contento del divieto di pubblicità sul gioco contenuto nel decreto adottato il 2 luglio dal governo. Iori (Conagga): “Favorevole, il settore produce patologia, come il tabacco, e va trattato nello stesso modo”

03 luglio 2018

BOLOGNA - Passi nella giusta direzione. Scelta coraggiosa. Sono i primi commenti per il divieto di pubblicità per giochi e scommesse contenuto nel Decreto Dignità adottato il 2 luglio dal governo.
“È una scelta coraggiosa di cui siamo molto contenti, anche perché era una delle nostre richieste ai candidati alle elezioni – ha detto don Armando Zappolini, presidente di Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) e portavoce della campagna Mettiamoci in gioco – Chiaramente è un primo passo e siamo pronti, come campagna, a incontri istituzionali per far sì che sia seguito da un intervento più organico per ridurre i rischi del gioco. Però possiamo dire che, finalmente, si stanno facendo passi reali nella direzione giusta”.

Molto favorevole alla decisione del governo anche Matteo Iori, presidente del Conagga (Coordinamento nazionale gruppi giocatori d'azzardo). “Era una cosa che auspicavano da anni – ha commentato – In passato non c'era nulla, il governo precedente, timidamente, aveva limitato in parte la pubblicità mentre questa è una scelta forte che taglia alla radice molti dei problemi legati all'induzione al gioco ovvero le pubblicità che illudono le persone di poter facilmente cambiare via giocando d'azzardo”. Gli operatori del settore prospettano un aumento del gioco illegale con il divieto di pubblicità: “Non credo che il tema usato da chi è contrario al divieto, ovvero quello di avvantaggiare la criminalità organizzata, sia valido – ha aggiunto Iori - perché è vero che, soprattutto, on line ci sono molti siti illegali e bisognerà tenere alta la guardia, ma ciò non giustifica l'ostacolo a questa decisione. Il settore dell'azzardo può produrre patologia come quello del tabacco e va trattato nello stesso modo”.

Nella versione definitiva del Decreto è stato stabilito un periodo di transizione di un anno per i contratti in essere che rimarranno quindi in vigore fino al 30 giugno 2019, mentre gli operatori del settore chiedevano che fossero portati a scadenza. “Da un lato, sono contento che non ci saranno contratti che possono andare avanti per anni, dall'altro mi rendo conto che i contratti già in essere e i bilanci già fatti non possono improvvisamente cambiare – ha affermato Iori – Mi sembra saggio prevedere un anno di transizione per arrivare al nuovo modello”. Dello stesso parere anche Zappolini: “Siamo stati per tanti anni in questa tragedia, qualche mese in più non fa differenza. L'importante è che si tratti di gesti veri”.

E la scelta di destinare le sanzioni amministrative per le violazioni del divieto al fondo per il contrasto al gioco d'azzardo patologico? “Mi sembra saggia – ha concluso Iori - : da un lato, c'è una sanzione chiara che va inflitta a chi viola il divieto, dall'altro, si utilizzano i soldi per percorsi di recupero, prevenzione e cura”. Non è d'accordo, invece, sul collegamento tra sanzioni e cura, don Zappolini. “In questo modo, si rischia di dare un valore etico a qualcosa di sbagliato – ha detto – Le sanzioni vadano alla fiscalità generale e lo Stato si faccia carico attraverso il Servizio sanitario nazionale, dei Livelli essenziali di assistenza tra cui è prevista anche la ludopatia, in caso contrario sembrerebbe di benedire una fonte di reddito sbagliata”. (lp)

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