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Amore e integrazione: "In the name of…" apre il Sole Luna doc festival

La sfida di confrontarsi con l'Islam da donna moderna, amando un uomo norvegese. E’ questo l'aspetto centrale affrontato dal docu film "In the name of..." proiettato in anteprima internazionale ieri sera a Palermo. La regista malese Erlynee Kardany: "Nonostante le differenze culturali e religiose si può stare insieme in nome della pace"

03 luglio 2018

PALERMO - La sfida di confrontarsi con l'Islam da donna moderna, amando un uomo norvegese. E’ questo l'aspetto centrale affrontato dal docu film "In the name of..." proiettato in anteprima internazionale ieri sera a Palermo nella navata centrale dello Spasimo. Pellicola d’esordio della regista malese Erlynee Kardany, “In the name of…” ha aperto ufficialmente la XIII Edizione del Sole Luna doc film Festival – un ponte tra le culture con la direzione artistica di Chiara Andrich e Andrea Mura.

Sole e Luna Festival 1

“In the name of…” (Norvegia, 2017, 54’) ruota in chiave autobiografica attorno al matrimonio della regista con un uomo norvegese nel delicato e tortuoso percorso verso una dimensione di libertà e pace all'interno di questa famiglia interculturale. In un periodo storico, infatti, in cui la violenza, la guerra e la sopraffazione del più deboli minacciano di prendere il sopravvento, il documentario propone un modello interculturale frutto di un percorso che punta al rispetto, alla libertà reciproca. È la storia di una famiglia interculturale in conflitto con le regole della religione islamica. Girato in Malesia, Singapore e Norvegia, per cinque anni, la regista, si è messa in gioco, puntando la macchina da presa su se stessa e sui suoi cari per far luce sulle sfide di vivere con l’Islam come donna moderna aperta ai valori etici più alti che anziché separare uniscono nell'arricchimento reciproco delle diversità. Il conflitto con l'Islam se per un breve momento minaccia di separare la sua famiglia alla fine viene superato in nome proprio dell'amore autentico come anelito verso una felicità possibile nella cammino di fede verso un  Dio universale che abbraccia e unisce tutti.

Sole e Luna Festival 2

Seduta in prima fila era presente alla proiezione Kardany con marito e i due piccoli figli di 4 e 2 anni, tutti protagonisti del film che oggi vivono ad Oslo. "Il messaggio che voglio che questo film lasci al pubblico - dice la regista- è il compromesso analizzato in chiave positiva. Desidero che il pubblico rifletta sul fatto che, nonostante le differenze che possono essere culturali, religiose o anche di idee, si può stare insieme in nome della pace. Sicuramente l'incontro tra due culture è molto difficile. Io sono islamica e sono nata in Malesia ma ho vissuto a Singapore dove ci sono tante culture e religioni diverse. Quando ho conosciuto mio marito, 'audace vichingo norvegese', per lui era difficile comprendere la religione islamica e anche per me assimilare alcune regole islamiche non è stato facile perché ognuno da poi una sua interpretazione. La cosa più importante è che se si vuole stare insieme lo si può fare a prescindere dalle differenze in nome del rispetto reciproco e della pace".

"L'islam ha lo stesso nucleo del cristianesimo. Oggi l'unico modo di approcciare la realtà è l'amore e la tolleranza - aggiunge il marito Atle Evang Reinton anche lui regista e documentarista - perché il resto viene dalle paure e dalle emozioni irrazionali. Ho imparato che siamo tutti uguali". "Noi abbiamo insieme due figli e mio marito ha altre due figlie -. Questa esperienza del docu-film è stata grande motivo di arricchimento reciproco che ci aiutato tanto ad affrontare i conflitti in chiave risolutiva e pacifica senza scappare. In un periodo storico in cui ci sono tante chiusure nei confronti dei rifugiati e molti conflitti mi auguro che questo film possa stimolare ad aprire le nostre menti partendo proprio dalla valorizzazione delle piccole cose che ci permettono di raggiungere quel compromesso che ci fa essere felici. Spero che si rifletta anche sul senso più profondo da dare alla nostra vita nel nostro cammino di scelta di ciò che riteniamo più importante e significativo per noi. Per me la cosa più importante è quella di rimanere uniti per cercare di essere una buona famiglia nel piccolo sperando sempre in una proiezione più grande nell'unione della grande famiglia umana".  Il festival è patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione  Internazionale, dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, dall’Autorità per la Garanzia delle Comunicazioni e sostenuto dalla Regione Siciliana, dal Comune di Palermo, dalla Fondazione Sicilia e dall’Accordo di Programma Quadro per la Sicilia - Sviluppo del Cinema e dell’Audiovisivo - Sensi Contemporanei. (set)

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