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Foodora e Delivero, per la prima volta l'Inps si occupa dei rider

I lavoratori della Gig economy entrano nel rapporto annuale Inps presentato a Montecitorio. A confronto paghe e contratti di Foodora e Deliveroo. La fotografia dell'istituto guidato da Tito Boeri? Sono giovani, flessibili e non conoscono i loro diritti

04 luglio 2018

- MILANO - Lavorano in media 15 ore a settimana, a 12 euro lordi con circa 2,5 consegne l'ora. Per un periodo di quattro mesi. Il 90 per cento di loro è maschio e in tre casi su quattro usa bicicletta e smartphone come principali mezzi di lavoro. Il 42 per cento ha fra i 18 e i 24 anni. Quelli con più di 30 anni sono il 33 per cento del totale. Sono i rider delle società Deliveroo e Foodora.
I fattorini al centro delle cronache e del dossier di governo del ministro Luigi Di Maio entrano per la prima volta nel rapporto annuale dell'Inps. L'ente previdenziale guidato da Tito Boeri ha dedicato, nel documento presentato il 4 luglio a Montecitorio, un capitolo alla Gig economy e un'indagine campionaria sui lavoratori delle società Foodora e Deliveroo. Una ricerca che va ad affiancarsi alla prima sulla Gig economy realizzata in Italia dalla Fondazione Debenedetti. Una parte dei risultati è già stata anticipata e resa pubblica durante il Festival dell'Economia di Trento a inizio giugno, e in un'intervista al Corriere della Sera con l'amministratore delegato di Foodora, Gianluca Cocco.

Cosa dice la fotografia dell'Inps? Contratti di collaborazione coordinata e continuativa con pagamento a consegna per Foodora mentre Deliveroo opta per il lavoro autonomo occasionale con pagamento misto: quota fissa oraria e in parte a consegna. Entrambe le tipologie prevedono iscrizione alla gestione separata dell'Inps per copertura pensionistica, ma nel secondo caso solo se si superano i 5000 euro anni. A determinati requisti c'è chi può godere di prestazioni legate a malattia, ricoveri ospedalieri, assegni al nucleo familiare, maternità, disoccupazione. Mentre se gli infortuni per Foodora sono coperti dall'assicurazione Inail, i rider di Deliveroo devono stipulare una polizza privata. Tra i dati più significativi risulta che il 33 per cento dei lavoratori di Foodora non è a conoscenza di queste tutele. Percentuale che sale all'82 per cento per Deliveroo. Fra quasi tutti i rider informati sulle prestazioni a cui hanno diritto quasi tutti conoscono solo l'assicurazione Inail contro gli incidenti sul lavoro, mentre ignorano maternità e malattia.

Giovani e flessibili è la descrizione in sintesi che ne dà l'Inps. Le domande ai lavoratori sono state poste nel mese di maggio e inserite nei questionari aziendali che periodicamente le piattaforme sottopongono ai fattorini. Alla domanda “Cosa rappresenta lavorare per Deliveroo?” il 34 per cento dei rider dell'azienda ha risposto che quella è la principale fonte di guadagno. Per il 32 per cento un'attività da svolgere durante gli studi, per poco più del 15 per cento un secondo lavoro, sotto il 10 per cento usa le consegne a domicilio per finanziare una propria passione. L'Istituto nazionale di previdenza scrive che i rider sono soddisfatti del proprio lavoro. La quota degli insoddisfatti – sotto il 10 per cento fra gli intervistati delle due società – lo è per ragioni legate al reddito: “vorrebbero poter lavorare e/o guadagnare di più”. Scrive l'Inps che “all'interno di una sostanziale soddisfazione, uno su due vorrebbe una posizione lavorativa più stabile e con maggiore co-responasibilità aziendale” fatta di formazione professionale e pagamento dei costi di manutenzione. Chi fra i rider svolge altre attività è nel 30 per cento dei un lavoratore dipendente o autonomo altrove, nel 50 per cento uno studente/specializzando, 20 per cento disoccupato mentre è trascurabile la quota dei pensionati. (Francesco Floris)

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