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"Spirito in libertà", il blog dei detenuti di Siena

E’ on line il magazine che racconta la vita dei reclusi e gli eventi sociali e culturali che ruotano attorno alla rieducazione all’interno della casa circondariale. Il direttore La Montagna: “L’obiettivo è raccontare all’esterno l’universo carcere”

04 luglio 2018

SIENA – Si chiama “Spirito in libertà” ed è il blog on line della casa circondariale di Siena, dove vengono pubblicati articoli dei detenuti e sul mondo del carcere, sugli eventi sociali e culturali che ruotano attorno alla rieducazione dei reclusi. Mostre di pittura, eventi musicali, lettura di libri, incontri a tema. Tantissimi i momenti culturali a cui i reclusi partecipano e di cui viene scritto sul blog. 

Scopo primario del blog, visitabile alla pagina http://spiritoinliberta.blogspot.com/, è la diffusione in versione digitale di “Spirito in libertà”, il foglio d'informazione gratuito redatto dai detenuti della Casa Circondariale, pubblicato anche in versione cartacea grazie al contributo di privati e distribuito presso scuole, biblioteche, archivi ed altri luoghi di cultura. Il blog, curato dal responsabile dell’area pedagogica della Casa Circondariale, vuole anche costituire una vetrina d'informazione di come viene vissuta la detenzione: in esso sono infatti reperibili notizie, approfondimenti, immagini della vita in carcere. L'obiettivo, ha spiegato il direttore del carcere Sergio La Montagna, “è quello di raccontare all'esterno l'universo carcere attraverso la narrazione che ne fanno le persone recluse e le testimonianze di chi vi opera”. 

“La detenzione – ha raccontato uno degli educatori nel blog - può essere vista come un percorso verso una seconda opportunità, una volta ottenuta la libertà, a tal fine si rivela di fondamentale importanza il valore dell’operato dei tanti che si adoperano affinché ciò sia concreto e reale. Concretezza e realtà che possono essere raggiunte se quella separazione, tra la società e chi è detenuto, tra dentro e fuori, diminuisce fino ad annullarsi per far sì che a un “noi e loro” si sostituisca un “siamo”, collettivo e plurale, fondato sulla consapevolezza che la distanza ferisce e la vicinanza crea speranza, futuro, opportunità”.

© Copyright Redattore Sociale

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