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Il Parlamento Ue si schiera contro i reati umanitari

“Dare assistenza ai migranti non è criminale”: lo scrivono in una delibera gli eurodeputati invitando gli Stati a monitorare gli arresti in frontiera. In Italia le indagini delle procure sulle ong non hanno portato a nulla: Trapani tace da un anno; Ragusa scagiona Proactiva e Palermo archivia perché “non ci sono legami con i trafficanti”

06 luglio 2018

MILANO - Le ong e gli operatori umanitari aiutano gli Stati europei nelle azioni di soccorso in mare e a terra. Ma per il Parlamento europeo è sempre più alto il “rischio di criminalizzare coloro che danno assistenza umanitaria ai migranti”.
Con la risoluzione approvata ieri per alzata di mano, gli eurodeputati si schierano contro i “reati umanitari” e contro le “conseguenze indesiderate” del cosiddetto “pacchetto favoreggiatori” della Ue che “comprende la direttiva sul favoreggiamento”. I deputati di Bruxelles spiegano che la stessa direttiva sul favoreggiamento “non è vincolante per gli Stati membri che possono applicare una deroga e non configurare il reato quando ha lo scopo di prestare assistenza”. Una deroga su cui gli Stati dell'Unione sono stati sordi e  con “un limitato livello di ricevimento” nonostante il protocollo delle Nazione Unite sul traffico di migranti fornisca le stesse indicazioni.

Gli Stati “raccolgano e registrino, a cadenza annuale, dati sul numero di persone arrestate per favoreggiamento alla frontiera o all'interno dei Paesi, sul numero di procedimenti giudiziari avviati e sul numero di condanne, unitamente alle informazioni sul modo in cui sono stabilite le condanne e sui motivi per i quali viene condotta un'indagine” si legge nella delibera del 5 luglio.
La presa di posizione dell'assemblea comunitaria riguarda anche le indagini avviate in Italia contro le ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo. Nell'ultimo anno le procure di Trapani, Palermo, Catania  e Ragusa si sono occupate dei volontari del mare. A Trapani è stata sequestrata l'imbarcazione “Juventa” della ong tedesca Jugend Rettet per presunti contatti avvenuti in mare fra esponenti dell'organizzazione e trafficanti libici. Il sequestro è stato confermato dalla Cassazione ad aprile 2018 ma sul fronte delle indagini tutto tace. A Palermo è stata archiviata un'indagine contro i tedeschi di Sea-Watch e la nave Golfo Azzurro che nel 2016 era in forza agli spagnoli di ProActiva. I giudici hanno spiegato che non ci sono prove di legami con i trafficanti libici, mentre Sea Watch ha fatto sapere di non essere mai stata conoscenza di alcuna indagine aperta nei loro confronti.

Nella primavera 2018 la Procura di Catania ha accusato tre membri della ong Proactiva di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione irregolare e sequestrato la nave Open Arms. Il presidente dell'ufficio Gip di Catania, Nunzio Sarpietro, ha fatto cadere l'accusa di associazione per delinquere meno di 10 giorni dopo il sequestro, decretandone l'insussistenza e spostando il fascicolo a Ragusa per competenza. Dove prima un Gip e poi il Tribunale del Riesame hanno sconfessato le ipotesi accusatorie, dissequestrando l'imbarcazione e spiegano come l'ong avesse agito in “stato di necessità”, sancito dall'articolo 54 del codice penale, e non potesse riconsegnare i migranti soccorsi alla Libia dove non esistono luoghi sicuri. (Francesco Floris)

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