Migranti, in mare muore una persona su 7. "Ong tornino a fare salvataggi"

L'alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati parla di un un aumento "drammatico ed eccezionale" nei primi 6 mesi del 2018. Se comparato a due anni fa il dato è quintuplicato. "Il ruolo delle ong è fondamentale per salvare vite in mare, la Guardia costiera libica da sola non ce la può fare”

06 luglio 2018

ROMA - Se prima perdeva la vita in mare 1 persona ogni 38, ora il numero ha subito un aumento “drammatico ed eccezionale”: siamo passati, infatti a 1 vittima ogni 7. L’allarme è stato lanciato oggi dall’Unhcr in una conferenza organizzata alla Stampa estera di Roma. L'aumento è stato registrato nei primi 6 mesi del 2018 e se comparato a due anni il dato è quintuplicato. L’Alto commissariato Onu chiede quindi agli Stati europei di rafforzare il soccorso in mare e torna a chiedere la presenza delle navi delle ong nel Mediterraneo. 

“In questo momento la capacità di ricerca e soccorso è notevolmente ridotta - sottolinea Carlotta Sami, portavoce di Unhcr Italia - noi siamo presenti in Libia per motivi umanitari ma non possiamo considerare la Libia un porto sicuro. Per questo rivolgiamo un appello anche alle organizzazioni non governative affinché facciano i salvataggi”. Sulla stessa scia anche Roberto Mignone, rappresentante dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati a Tripoli. “Il ruolo delle ong è fondamentale per salvare vite in mare - afferma - la Guardia costiera libica da sola non ce la può fare”. Mignone ha sottolineato l’importanza di mantenere “la presenza di attori in grado di soccorrere oltre le acque costiere”. E ha puntualizzato che una volta riportati indietro in Libia “i migranti finiscono tutti nei centri di detenzione, che con l’aumento degli sbarchi rischiano di essere sempre più affollati e invivibili”. 

Nel periodo compreso tra gennaio e aprile di quest’anno, Unhcr le ong hanno effettuato circa il 40 per cento delle operazioni di soccorso per coloro che sono sbarcati in Italia – comprese le persone prima salvate da imbarcazioni militari e commerciali e successivamente trasferite su navi delle ong. "Con l’avvicinarsi della stagione di punta delle traversate, salvare vite umane deve diventare la priorità principale. Qualsiasi riduzione delle capacità di ricerca e soccorso porterà quasi sicuramente a ulteriori inutili perdite di vite umane, poiché trafficanti senza scrupoli continuano ad organizzare traversate su imbarcazioni fatiscenti e non adatte alla navigazione in mare - aggiunge -.Qualsiasi imbarcazione in grado di partecipare alle operazioni di ricerca e soccorso dovrebbe essere autorizzata a salvare chi si trova in difficoltà e successivamente ad attraccare nel più vicino porto di sbarco attrezzato e sicuro. Se alle imbarcazioni viene negato il permesso di sbarcare, i comandanti delle navi potrebbero ritardare la risposta alle chiamate di soccorso considerando che potrebbero rimanere bloccati in mare per giorni e giorni".

 

 

© Copyright Redattore Sociale