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Migranti, da New York a Firenze per studiare il modello d’integrazione

Una delegazione di studenti americani provenienti da New York, dalla California, dal Texas, da Washington e dall'Iowa, sarà a Sesto Fiorentino per studiare il progetto grazie al quale gli autoctoni incontrano i migranti e conoscono il lavoro delle cooperative

09 luglio 2018

FIRENZE – Una delegazione di studenti americani provenienti da New York, dalla California, dal Texas, da Washington e dall'Iowa, sarà a Sesto Fiorentino per studiare la migrazione europea attraverso il progetto di integrazione sul territorio avviato nel 2017 dalla cooperativa sociale Il Cenacolo con gli ospiti del centro di accoglienza Il Gerlino, un progetto grazie al quale gli abitanti del territorio possono conoscere i migranti e approfondire il lavoro delle cooperative attraverso incontri pubblici nel centro del paese. Dopo essere stata considerata esempio vincente dal quotidiano britannico The Guardian, questa volta un gruppo di studenti da 15 a 17 anni ha deciso di venire a conoscere l'esperienza di Sesto Fiorentino per studiare il fenomeno della migrazione in Europa e il funzionamento delle politiche pubbliche con l'insediamento del nuovo Governo.

Oggi, lunedì 9 luglio, si tiene l'incontro tra migranti, studenti americani e rappresentanti dell'associazionismo del territorio per confrontarsi su tema dell'integrazione e dell'inclusione sociale in Italia e confrontarsi sul progetto di mediazione di strada a Sesto Fiorentino. Dopo l'incontro gli studenti saranno accompagnati per Sesto Fiorentino a conoscere i commercianti, i cittadini e i rappresentanti delle associazioni sportive e culturali che hanno aderito al progetto nato per facilitare l'integrazione e sostenere la partecipazione dal basso valorizzando gli spazi urbani pubblici.

“Si tratta di una nuova occasione per noi molto importante di raccontare oltre oceano un progetto che funziona – spiega Matteo Conti, presidente della Cooperativa Il Cenacolo – e che ci sta regalando importanti soddisfazioni. A Sesto abbiamo la conferma che possono esistere esperienze positive di accoglienza, dialogo e integrazione quando si lavora con il territorio creando sinergie virtuose e convincenti.”

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