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Associazioni a Salvini: "La protezione umanitaria è un’acquisizione di civiltà"

In una lettera aperta diverse organizzazioni esprimono la loro forte preoccupazione e il loro dissenso per i contenuti della circolare a firma del Ministro Salvini relativa al permesso di soggiorno per ragioni umanitarie

09 luglio 2018

ROMA - Una lettera aperta per esprimere dissenso e preoccupazione sui contenuti della circolare emessa dal Ministro Salvini, relativa al permesso di soggiorno per ragioni umanitarie. A scriverla sono state una serie di organizzazioni che hanno spiegato in maniera dettagliata e puntuale le proprie ragioni alla Commissione nazionale per il diritto d’asilo, a tutte le Commissioni e Sezioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato e a tutte le Questure e le Prefetture d'Italia. Le lettera porta la firme della organizzazioni  A Buon Diritto, Acli, Action Aid, Amnesty International, ARCI, Asgi, Casa dei Diritti Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cnca, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche Italiane, Médecins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Oxfam Italia e Senza Confine del Tavolo Asilo Nazionale.
“La protezione umanitaria – si legge nella missiva - prima ancora di costituire forma residuale di tutela rispetto alla protezione internazionale, è un istituto giuridico a sé, in cui è la stessa legge che prevede il suo riconoscimento in presenza di 'seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano'. È un diritto, pertanto, il cui riconoscimento può essere chiesto direttamente al Questore, il quale è tenuto a verificare l’esistenza dei presupposti della legge. In caso di diniego, è possibile presentare ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria, sottendendo la sua natura di diritto soggettivo”.

“Di fronte a questa premessa - proseguono le organizzazioni - un esercizio rigoroso della funzione delle Commissioni e Sezioni Territoriali presuppone che ciascun caso venga valutato nel merito e individualmente: sorprende dunque che il Ministro dell’Interno richiami, nell’esame dei casi, la 'salvaguardia di interessi primari della collettività', subordinando a questa i diritti dei richiedenti. Si ritiene inoltre che le decisioni non debbano essere orientate da considerazioni meramente numeriche, se non addirittura da presunzioni circa la maggiore o minore ‘difficoltà di inserimento’ di chi negli anni è stato o è ancora titolare di permesso di soggiorno per motivi umanitari”.

Secondo le organizzazioni firmatarie della lettera, “la raccomandazione del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari segue la valutazione di una condizione di vulnerabilità che può avere ad oggetto anche 'la mancanza delle condizioni minime per condurre un'esistenza nella quale non sia radicalmente compromessa la possibilità di soddisfare i bisogni e le esigenze ineludibili della vita personale', quali quelli strettamente connessi al proprio sostentamento e al raggiungimento degli standards minimi per un'esistenza dignitosa. L'allegazione di una situazione di partenza di vulnerabilità, può, pertanto, non essere derivante soltanto da una situazione d'instabilità politico-sociale che esponga a situazioni di pericolo per l'incolumità personale, anche non rientranti nei parametri dell'art. 14 d.lgs n. 251 del 2007 o a condizioni di compromissione dell'esercizio dei diritti fondamentali riconducibili alle discriminazioni poste a base del diritto al rifugio politico, ma non aventi la peculiarità della persecuzione personale potenziale od effettiva”.
Protezione umanitaria che, a detta della organizzazioni, oggi “viene anche accordata a un numero crescente di persone che hanno subito violenze e torture in Libia e per questo si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità fisica e mentale”.

L’attacco al Ministro dell’Interno prosegue, tirando in ballo l’attuale situazione in Libia, che secondo le organizzazioni resta “gravissima ed è confermata da Unhcr, che sta infatti portando avanti con difficoltà un piano di evacuazione di rifugiati vulnerabili detenuti in Libia da un tempo indefinito, in condizioni deplorevoli, vittime di sistematiche violazioni dei diritti umani”. “La tutela umanitaria – prosegue la lettera - è inoltre primariamente un’acquisizione di civiltà che riafferma principi universali a tutela della vita e della dignità delle persone. La natura stessa della protezione umanitaria non si presta ad essere racchiusa in situazioni oggettivamente predeterminate, bensì ad essere lasciata aperta a singole applicazioni, per l’impossibilità (e l’inopportunità) di prevedere tutte le ipotesi nelle quali possano sorgere quelle ragioni umanitarie che impongono la deroga alle ordinarie regole in materia di ingresso e soggiorno”.

La protezione umanitaria – concludono le organizzazioni - ha consentito di affermare in maniera chiara che vi sono diritti che l’Italia riconosce a tutte le persone, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dal credo politico. Diritti che valgono sempre e comunque e che trovano la loro fonte nella Costituzione italiana e nelle norme internazionali, che tutelano i diritti inderogabili e le libertà fondamentali delle persone. Il nostro paese può dunque rivendicare con orgoglio l’aver introdotto e disciplinato nel proprio ordinamento questa forma di protezione, che ha consentito, negli anni, di creare condizioni di vita dignitose alle persone che, da regolari, hanno potuto curarsi, avere un regolare contratto di lavoro e ricostituire il proprio nucleo familiare, scongiurando il pericolo che, rimanendo irregolari, finissero per alimentare i già floridi circuiti di criminalità e sfruttamento, questi si causa di problemi di ordine pubblico. Non si può infine ignorare che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, bel lungi dal creare insicurezza e mancata integrazione, contribuisce in misura sostanziale a rendere possibili percorsi di legalità e di inclusione, unica vera garanzia per la sicurezza delle comunità”.

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