Futuro presente: la robotica al servizio delle persone disabili è tra noi

È uscito il numero di luglio di Superabile Inail, il mensile sui temi della disabilità pubblicata ll’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Tra gli altri temi: un’intervista all’attivista non vedente Yetnebersh Nigussie, un corso per parrucchieri rivolto a otto ragazzi con la sindrome di Down

10 luglio 2018

Superabile Inail luglio

ROMA – Un’inchiesta sulla robotica al servizio delle persone disabili, un’intervista all’attivista non vedente Yetnebersh Nigussie (etiope, Premio Nobel alternativo per una società più giusta), un ritratto per immagini di una ragazza sorda che ha superato la mancanza di accettazione di se stessa grazie alla kick boxing e alla musica techno. E poi ancora un corso per parrucchieri rivolto a otto ragazzi con la sindrome di Down, lo sport, le spiagge accessibili e tanta cultura.

È uscito il numero di luglio di Superabile Inail, la rivista sui temi della disabilità pubblicata dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro consultabile anche online. 

Ci sono persone che usano abitualmente la robotica assistenziale, grazie a esoscheletri di ultima generazione e protesi sempre più bioniche, e istituti di cura per cui i robot sono diventati parte fondamentale della riabilitazione o della telemedicina domiciliare, conrisultati concreti e tangibili. E fanno pure le veci del “badante”. Ma anche la realtà virtuale in ambito sociosanitario ha cambiato la vita delle persone disabili. Dove sta andando questa rivoluzione tecnologica? E a che punto è la ricerca oggi? La comunità scientifica è convinta che i robot di nuova generazione saranno sempre più soft: macchine leggere e resistenti allo stesso tempo, che si presteranno all’interazione fisica con le persone fragili, entrando in diretto contatto con loro, muovendosi con loro e sostenendole efficientemente.

Nel nostro Paese – che è tra i più forti d’Europa in materia – ci sono diversi poli
d’eccellenza: a raccontarsi sono l’Istituto italiano di tecnologie di Genova, l’Istituto di
biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, la Fondazione Don Gnocchi di
Milano e la Fondazione Santa Lucia di Roma, l’Università Campus bio-medico di Roma e il Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bologna).

"Vedevo gli studenti ciechi sostenere gli esami in corridoi rumorosi e polverosi, esposti a
sole e pioggia. Mi battei, allora, fino a ottenere una stanza in cui potessero dare gli esami.
Il mio percorso verso l’advocacy è stato fortemente influenzato dalla mia esperienza
personale di esclusione e discriminazione in quanto donna non vedente". Oggi
Yetnebersh Nigussie, 36enne etiope, è laureata in giurisprudenza, ha un master in
assistenza sociale, è impegnata con l’ong Light for the world (Luce per il mondo) e l’anno
scorso ha ricevuto in Svezia il Right Livelihood Award, considerato il Premio Nobel
alternativo per una società più giusta, grazie al suo lavoro per la promozione dei diritti e
l’inclusione delle persone con disabilità. Ma non è stato sempre così: «Quando a cinque
anni persi la vista, non mi fu più permesso di uscire e la mia famiglia dovette rinunciare al
progetto di darmi presto in sposa: nessun uomo avrebbe voluto una ragazza cieca». È
stato lo studio a emanciparla.

Ma sul numero di luglio si parla anche di “A mani tese”, un progetto di Casa Betania che a Roma offre aiuto e sostegno ai genitori di bambini disabili, di Nicola Azara – che a 50 anni punta al sogno paralimpico di Tokyo 2020 nel nuoto grazie alla sede Inail di Sassari-Olbia-Tempio – e di Malferà Beach, uno stabilimento balneare accessibile nei pressi di Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, gestito dall’associazione ArtigianFamiglia. Spazio infine alla cultura con Cris, Miki e la carica degli youtuber disabili e con i finalisti del premio L’anello debole 2018 per i migliori cortometraggi video e audio sui temi sociali e ambientali. Senza dimenticare libri e tv. (mt)

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