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Detenuti “postini” per accelerare comunicazioni con avvocati e familiari

Nel carcere di Opera un detenuto in articolo 21 porta la corrispondenza nell'ufficio messo a disposizione dell'associazione “In Opera” dentro l'Abbazia di Mirasole. Qui scannerizza, stampa e attende le risposte di familiari da portare “dietro le mura” in giornata. Nurzia (Progetto Arca): “Aspettavano anche 22 giorni per le risposte”

10 luglio 2018

MILANO - Un ufficio, scanner e stampanti e un contratto che prevede il pagamento di 20 centesimi a pagina. È bastato poco, per far partire il 9 luglio le prime “lettere dal carcere” dei detenuti di Opera, che raggiungeranno il mondo esterno in meno di 24 ore: 300 i reclusi di media sicurezza del carcere milanese sono stati coinvolti nel servizio di posta prioritaria – come si sarebbe detto una volta – chiamato “Pre-paid Fast Telegram Servizio Opera e-mail”. Un progetto per i detenuti, pensato dai detenuti.
L'idea è nata dai soci dell'associazione “In Opera”, quasi tutti carcerati, che assieme al “Progetto Mirasole Impresa Sociale” hanno messo a disposizione una sorta di ufficio postale dentro l'Abbazia di Mirasole, nelle vicinanze del carcere.

Come funziona? “Il detenuto scrive a mano la sua lettere, in qualsiasi lingua o alfabeto, e la imbuca nelle cassette che sono state installate in ogni reparto entro le ore 17”, spiega Giovanna Musco, Presidente dell'Associazione “In Opera”. Al pomeriggio le lettere vengono raccolte dalla polizia penitenziaria e portate all'ufficio interno della struttura “dove due reclusi tengono conto del numero di persone e di pagine” dice Musco. Al mattino successivo sarà compito di “un detenuto in regime articolo 21 – l'articolo dell'ordinamento penitenziario che regola il lavoro all'esterno del carcere – prendere la posta e portarla all'ufficio di Mirasole” dove “scannerrizza le lettere, le manda al destinatario indicato e rimane in attesa di eventuali risposte da riportare indietro in giornata”.

È lui il “postino” per tutti i suoi compagni dietro le mura. Il progetto è nato per “accelerare comunicazioni con avvocati e familiari” racconta la Presidente di “In Opera”, un vantaggio di cui potranno usufruire “i detenuti di media sicurezza, a cui verrà controllato l'imballaggio della posta e i destinatari” ma non “gli scritti e il contenuto che come da Costituzione rimangono privati”. Per Laura Nurzia, vicepresidente di Fondazione Progetto Arca, la onlus che si è aggiudicata l'Abbazia di Mirasole tramite bando e ha messo a disposizione dell'impresa sociale la struttura, “i detenuti che mandavano una lettera potevano aspettare anche fino a 22 gironi prima di ricevere la risposta”. Perché loro “scrivono, scrivono tanto e possono esserci fino a 2mila corrispondenze a settimana ma le tempistiche del carcere e delle poste sono state un limite alla velocità di comunicazione”. Secondo la vice presidente di Arca tra le notizie positive del progetto c'è anche la possibilità di “mantenere inalterata al grafia grazie agli scanner” e ricevere non solo “lettere e atti giudiziari che hanno una valenza effettiva nel velocizzare processi per la riabilitazione con avvocati e assistenti sociali” ma anche “foto in entrata: questa sarà per loro una splendida notizia”. (Francesco Floris)

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