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"Naufragi di Stato". Protesta davanti al ministero dei Trasporti

Con indosso i giubbetti di salvataggio la rete "Restiamo Umani" ha compiuto un blitz dimostrativo davanti al dicastero di via Nomentana a Roma: "Sempre più stragi in mare, riteniamo lo Stato italiano e l’Unione europea responsabili". Il presidio è durato circa 8 ore, poi le forze dell'ordine hanno portato via i dimostranti di peso

11 luglio 2018

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ROMA - Hanno indossato i giubbetti di salvataggio e si sono incatenati davanti all’entrata del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. È il blitz compiuto questa mattina a Roma da una cinquantina di attivisti della Rete Restiamo Umani, che raccoglie diverse associazioni che si battono per la difesa dei diritti umani. Per tutta la mattina gli attivisti sono rimasti sulla scalinata del dicastero di via Nomentana dietro lo striscione “Naufragi di stato”. Intorno alle 15,30, dopo circa 8 ore il presidio è stato smobilitato dalle forze dell'ordine, che hanno portato via gli attivisti, ad uno ad uno, di peso.

“Siamo qui perché non accettiamo la politica di questo governo che lascia affogare le persone in mare o le rispedisce nei lager in Libia- spiega Marco, uno degli attivisti-. Vogliamo bloccare questo ministero per far capire che siamo determinati e che ci sono persone in Italia che non sono disposte ad accettare quello che l’Italia sta facendo”. Sui cartelli esposti dagli attivisti le frasi: “obbligo di soccorso”, “diritti annegati”, “umani”. Tra le persone intervenute a portare solidarietà anche Luigi Manconi, presidente dell’Unar, Riccardo Magi, parlamentare di Radicali italiani, il fumettista Zerocalcare e i rappresentanti di alcune ong tra cui Sea Watch e Open Arms.

“Il Mediterraneo e` ogni giorno di piu` teatro di stragi, con centinaia di persone annegate. Riteniamo che lo Stato italiano e l’Unione europea siano responsabili di queste morti, che si possono evitare con la presenza di assetti preposti al soccorso, con l’impegno alla creazione di vie legali e sicure per la migrazione, con un’equa distribuzione su scala europea degli sforzi volti a un’adeguata ricezione e accoglienza delle persone in arrivo” dichiarano in una nota congiunta le attiviste e gli attivisti. “Oggi manifestiamo davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perche´ bisogna porre subito un freno all’istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso e del reato di solidarieta`. L’Italia e l’Europa non possono lasciar annegare persone in mare, soprattutto perche´ l’obbligo di soccorso, sancito dall’articolo 98 della Convenzione ONU sul Diritto del Mare, e` il principio chiave del diritto della navigazione e un dovere statuale, messo in atto attraverso la persona del Capitano a bordo della nave chiamata a intervenire, per compiere un imprescindibile atto di solidarieta`: tendere una mano, il fondamento della legge tacita dei marinai”.

Gli attivisti hanno ricordato i numeri resi noti da Unhcr secondo cui dal mese di giugno muore in mare 1 persona su 7. “Oggi queste persone sono qui per mostrare indignazione rispetto al fatto che mentre ci prepariamo ad andare in vacanza poco sotto le nostre coste stiamo lasciando morire sempre più persone affogate- afferma Giorgia Linardi di Sea Watch- ormai chiudiamo i porti e vietiamo l’accesso a qualsiasi nave trasporti persone soccorse in condizione di estrema vulnerabilità siano esse navi ong, assetti militari europee o mercantili italiani”. Tra le richieste della rete: l’apertura dei porti italiani alle navi con persone soccorse in mare a bordo, in condizioni di vulnerabilita`. “Il governo italiano non puo` impedire il regolare e legale svolgimento delle operazioni di soccorso, chiudendo i propri porti attraverso dichiarazioni d’intenti su Internet, non traducibili in atti ufficiali e non supportate da alcuna base giuridica plausibile- spiegano, avanzando inoltre una serie di richieste agli Stati membri dell’Unione europea e ai loro governi: fermare subito il processo in atto di istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso, un dovere universale nonche´ prescritto dalla legge; che l’Unione si assuma la propria responsabilita` in mare, predisponendo assetti con un chiaro mandato di ricerca e soccorso, attraverso una missione SAR europea; che i rappresentanti dei governi europei trovino soluzioni strutturali e non emergenziali, ne´ tantomeno basate sulla deterrenza - come quelle attuali - ma piuttosto sulla responsabilita` di proteggere i diritti di tutti attraverso l’istituzione di vie legali e sicure per la migrazione, che si deve accettare come un fatto umano, e come un fondamentale diritto.

Il presidio è durato circa otto ore. Poi le forze dell'ordine hanno intimato agli attivisti di smobilitare la manifestazione non autorizzata. Al loro rifiuto sono intervenuti i vigili del fuoco che con pinze e tenaglie hanno tagliato le catene. Poi gli agenti di polizia hanno sollevato e portato fuori, ad uno ad uno, di peso, gli attivisti. Durante lo sgombero i presenti hanno continuato a intonare i cori: "Aprite i porti", "Restiamo umani". (ec)

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