“Perché i piccoli migranti non scuotono il mondo come i bambini thailandesi?”

In una lettera aperta, il direttore dell’ospedale pediatrico Meyer si chiede come sia possibile una disparità di trattamento, umano e mediatico, tra i bambini affogati nel Mediterraneo e quelli salvati in Tailandia. “Perché non si attivano gli stessi meccanismi di solidarietà?”

11 luglio 2018

FIRENZE - “Mi chiedo cosa abbiano di diverso i bambini thailandesi bloccati da giorni nelle grotte rispetto ai piccoli migranti che vagano nei gommoni nel mediterraneo, in attesa anch’essi di essere salvati”. E’ quanto si chiede in una lettera aperta Alberto Zanobini, direttore generale dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Una riflessione che scaturisce all’indomani della commozione di massa che hanno suscitato i bambini thailandesi rimasti intrappolati, a fronte invece degli scontri politici ripetuti sulle navi dei migranti e sui bambini morti tra le onde del Mediterraneo.

“Cosa c’è di diverso – si chiede Zanobini - nella psicologia di noi occidentali rispetto al fatto che mentre il primo caso sollecita in tutti noi il tifo per il salvataggio, il secondo in vari strati della popolazione non attiva gli stessi meccanismi paterni e materni di solidarietà e vicinanza? Non siamo forse padri e madri anche dei piccoli africani in fuga e in cerca di disperata accoglienza allo stesso modo dei giovani thailandesi la cui vicenda da giorni ha mobilitato tutto il mondo per il loro salvataggio?

Poi Zanobini prova ad azzardare una risposta: “Forse perché in questo ultimo caso all’uscita del tunnel una casa lontana che non è la nostra li accoglierà? Madri e padri che in ansia li aspettano li riabbracceranno e dunque non coinvolgeranno da vicino le nostre vite e le nostre case?” Secondo Zanobini, “come umani dovremmo sapere ricercare nel profondo la nostra paternità e maternità per ogni piccola creatura sofferente nel pianeta, anche se questa è più vicina e per questo ci pare più minacciosa”. 

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