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I volontari della sicurezza: boom dei gruppi di controllo del vicinato

Il racconto di Walter Valsecchi, uno dei primi a fondare a Parabiago, nel milanese, i gruppi di cittadini che, tramite whatsapp, segnalano situazioni di degrado, atti vandalici o persone sospette. Nel comune a nord di Milano ora i gruppi sono 34 e coinvolgono quasi 7 mila persone

12 luglio 2018

MILANO - "Ho perso il conto delle serate dedicate alle riunioni di presentazione e organizzative". Walter Valsecchi rappresenta un nuovo tipo di volontario, che si dedica a un aspetto della vita sociale fino a qualche anno fa ignorato dal mondo non profit: la sicurezza. Dieci anni fa è stato tra i fondatori dei Gruppi di controllo del vicinato di Parabiago, cittadina di 28 mila abitanti nell'alto milanese. Oggi i gruppi in questo comune sono 34 e coinvolgono quasi 7 mila persone. Per ogni gruppo è attiva una chat su whatsapp e chi ne fa parte può segnalare situazioni di degrado, atti vandalici, presenza di persone sospette. I coordinatori delle chat poi comunicano tra loro e fanno arrivare all'amministrazione comunale le segnalazioni. "La regola principale, però, è che quando si ha il sospetto che ci si trovi di fronte a un reato la prima cosa da fare è chiamare le forze dell'ordine, poi si segnala anche sulla chat", sottolinea Walter Valsecchi. I gruppi di controllo a Parabiago sono nati in collaborazione con il Comune e la polizia locale. Non sono ronde, nessuno deve sognarsi di fare lo sceriffo. "È un sistema che funziona -assicura-. Anche perché rende attenti e partecipi i cittadini a quel che accade nel proprio territorio. Il problema è che viviamo in una società in cui non ci si parla, in cui non si conosce il proprio vicino. Questo sistema riattiva invece questi rapporti". 

Valsecchi è stato poi chiamato da cittadini o sindaci di altri comuni perché li aiutasse a creare gruppi di controllo del vicinato anche nel loro territorio. Il fenomeno negli ultimi anni si è diffuso rapidamente. Solo nell'alto milanese sono 70 i comuni in cui i cittadini si sono organizzati per sorvegliare il proprio condominio, via o quartiere. Tanto che oggi il prefetto di Milano, Giuliana Lamorgese, ha sottoscritto con 40 comuni del territorio metropolitano il Protocollo d'Intesa "Progetto Controllo del Vicinato" che disciplina le attività di questi gruppi. "Con questo protocollo vogliamo valorizzare l'attività di sentinelle dei cittadini e dare alcune regole a quella che possiamo definire una sicurezza partecipata -ha detto presentando l'iniziativa-. I cittadini dovranno limitarsi a fare segnalazioni, astenendosi in ogni caso dall'assumere comportamenti incauti od imprudenti, che potrebbero determinare situazioni di pericolo. Non potranno utilizzare uniformi, emblemi, simboli, altri segni distintivi o denominazioni riconducibili, anche indirettamente, ai Corpi di Polizia statali e locali, alle Forze Armate o ad altri Corpi dello Stato, ovvero che contengono riferimenti a partiti, movimenti politici e sindacali, nonché sponsorizzazioni private. È esclusa qualsiasi iniziativa personale, ovvero qualunque forma, individuale o collettiva, di pattugliamento del territorio". I Comuni con la polizia locale dovranno coordinare questi gruppi. 

Per Walter Valsecchi i gruppi di controllo di vicinato funzionano se hanno due caratteristiche. La prima è che siano dedicati a un territorio piccolo: "Quelli che funzionano meglio sono quelli di caseggiato o al massimo di via". Inoltre, devono parteciparvi almeno il 50 per cento delle famiglie che abitano in quel territorio. "Altrimenti non c'è un vero controllo. L'attività è infatti limitata a quello che una persona può osservare nella sua vita quotidiana, visto che non si possono e non si devono fare pattugliamenti o altro". La costituzione e la gestione di un gruppo richiede tempo, soprattutto per chi fa il coordinatore della chat. "Bisogna anche fare riunioni periodiche, tenere i rapporti con il comune e le forze dell'ordine. Però se tutti si impegnano con serietà, la cosa funziona. Nelle vie dove ci sono gruppi di controllo, i furti sono diminuiti. Le segnalazioni, comunque, riguardano soprattutto casi di vandalismo, presenza di persone che suonano alle porte per proporre servizi o prodotti, auto sospette che fanno più giri nel quartiere senza un motivo apparente". A Legnano è stata creata anche una chat tra i negozianti. "Ha permesso di sventare furti o di far individuare gli autori di reati", aggiunge Valsecchi. Sono gli anziani il tallone d'achille dei gruppi di controllo di vicinato. "Non riusciamo a coinvolgerli perché non hanno dimestichezza con gli smartphone e whatsapp - racconta Valsecchi -. E purtroppo i casi di truffe e raggiri nei loro confronti aumentano". (dp)

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