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Sinti e integrazione, i risultati ci sono “ma il clima del periodo non aiuta”

A Reggio Emilia ci sono 3 campi comunali in cui vivono dalle 70 alle 120 persone in ognuno, un campo attivo in inverno per i giostrai e aree attrezzate su terreni privati. “Alcuni giovani provano a fare scelte diverse dai genitori, ma gli attacchi verso la comunità rischiano di farli tornare indietro”

15 luglio 2018

REGGIO EMILIA - Sostegno scolastico, doposcuola con bambini sinti e non, monitoraggio delle frequenze. Ma anche campi estivi in oratorio. Sono alcune delle attività portate avanti dai Servizi sociali del Comune di Reggio Emilia per i ragazzi sinti che vivono nei campi comunali o in aree private. “Stiamo anche tentando di coinvolgerli nel volontariato – spiega Lucia Gianferrari dell'area servizi alla persona del Comune di Reggio Emilia – e varrebbe la pena investire su questi percorsi. Certo il clima che si vive in questo periodo non aiuta”. Il riferimento è ovviamente agli attacchi portati avanti dal ministro degli Interni Matteo Salvini nei confronti dei cittadini sinti e rom con la proposta di un censimento su base etnica. “La cosa che più mi rammarica riguarda i ragazzi che stanno provando a realizzare qualcosa di sé, che provano a fare scelte diverse rispetto ai genitori pur rispettando la loro identità sinta – dice Gianferrari –. Questi attacchi non li aiutano e il rischio è quello di tornare indietro”.

A Reggio Emilia sono presenti 3 campi comunali in cui vivono dalle 70 alle 120 persone sinte italiane in ognuno, a cui si aggiunge un campo aperto nel periodo invernale per i giostrai. “Grazie a un finanziamento ministeriale, è stata avviata una sperimentazione e creata una microarea su un terreno comunale che ha permesso a una famiglia allargata, 4 nuclei con 15 persone, di uscire dal campo - spiega Gianferrari – ma al momento non ci sono progetti per crearne altre”. Alcune famiglie hanno mostrato interesse verso le case popolari. “Tre sono entrate in appartamenti, 2 in case popolari e una in un alloggio ponte – continua – Altre 3 o 4 hanno presentato domanda e sono rientrate nelle graduatorie comunali come tutti”. Non tutti i percorsi hanno avuto successo, “c'è stato anche chi è tornato al campo, a volte la casa è un miraggio concreto, ma non tutti sono pronti”. Tra città e provincia poi sono presenti una quarantina di aree attrezzate su terreni privati. La presenza dei rom è esigua.

Oltre che su mediazione sociale e accompagnamento ai servizi, il Comune lavora su progetti educativi e integrazione scolastica: inserimenti nelle scuole materne, doposcuola anche con ragazzi non sinti, monitoraggio delle assenze. “Il grosso problema della frequenza scolastica è nel passaggio dalle medie alle superiori quando il tasso di abbandono è molto elevato – dice Gianferrari – Ma iniziamo ad avere ragazzi che scelgono di proseguire, in alcuni casi riusciamo anche a fare progetti specifici, ad esempio per una ragazzina che inizierà la quinta superiore con il supporto pomeridiano di un educatore una volta alla settimana”. Il lavoro è lungo ma qualcosa sta cambiando. “Ci sono casi di donne che noi educatori abbiamo conosciuto da ragazzine, che non hanno finito la scuola e oggi hanno figli adolescenti – afferma Gianferrari – Da parte loro, c'è un'attenzione diversa: anche se non hanno terminato gli studi, per i loro figli vogliono qualcosa di diverso, vogliono iscriverli alle superiori. Sono pochi casi, certo, ma si iniziano a vedere i risultati”. I ragazzi sinti iscritti alla primaria sono circa 80, alle medie si scende a 60/65, alle superiori sono una decina. (lp)

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