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Disability Pride, il caldo non ferma la marcia. Ma le istituzioni non ci sono

Bilancio positivo per l'iniziativa che si è svolta a Roma il 15 luglio. Galvani (Anmil): “Una manifestazione ma anche una festa, grazie ai 25 artisti. E un luogo di impegno sociale per chi ha una disabilità: il volontariato mi ha permesso di riscoprirmi capace, dopo l'infortunio che mi ha reso paraplegico a 17 anni”

16 luglio 2018

box ROMA – Un “successo incredibile, oltre ogni aspettativa: nonostante il gran caldo, abbiamo riempito la strada e la piazza. Nelle ultime file, c'erano le persone più gravi, accompagnati in barella dalla Croce Rossa. Per noi, è il segno che qualcosa, in tema disabilità, può veramente cambiare e sta già cambiando”. Così Bruno Galvani, presidente della Fondazione Anmil onlus “Sosteniamoli subito”, commenta il Disability Pride che si è svolto ieri a Roma. “Era la quarta edizione dell'iniziativa, ma ha avuto una risonanza decisamente maggiore rispetto alle altre, perché l'abbiamo portata a Roma e in mezzo alla gente, fuori dalla sale dei convegni”. Almeno una nota dolente? “Non farò polemiche né tanto meno nomi – avvisa – Dico soltanto che la presenza istituzionale è stata davvero scarsa. E credo sia stato un errore, alla luce del successo della manifestazione, a livello di partecipazione ma anche mediatico”.

disability pride italia Roma

Obiettivo dell'iniziativa era “non solo rivendicare diritti, con la Convenzione Onu a fare da architrave: diritti sociali e d'inclusione – precisa – visto che, per esempio, in materia di inserimento lavorativo e collocamento mirato siamo ancora molto indietro. Il senso di questa iniziativa era però anche presentare un nuovo profilo della disabilità, presentandola come risorsa e non come costo,. Evidenziando le capacità e chiedendo opportunità. Il tutto – sottolinea Galvani – in un clima di festa, che si è potuto creare grazie alla partecipazione di 25 artisti, che ringrazio di cuore. E' stato molto bello e significativo vedersi alternare la leggerezza dello svago e del divertimento alla profondità delle testimonianze di chi ha voluto raccontare la propria esperienza di disabilità”. Non solo: “Il Disaiblity Pride è anche un luogo di militanza, che può permettere a tanti di trovare un ruolo e riscoprirsi capaci di impegnarsi”. Galvani sa bene il valore che l'impegno e il volontariato possono avere nella 'riabilitazione' sociale di una persona con disabilità. Lo sa per averlo vissuto sulla propria pelle, quando a soli 17 anni fu vittima di un gravissimo incidente sul lavoro, che lo rese paraplegico

“Dopo l'incidente, superato il periodo più drammatico, ho deciso di impegnarmi personalmente per il superamento delle ingiustizie e delle difficoltà che ogni giorno incontravo: le barriere architettoniche, la difficoltà di reinserirsi nel lavoro e nella società. E poi le persone che continuavano – e continuano – a morire sul lavoro. Per questo, mi appassionai ai temi sociali e nel 1993 entrai in Anmil e da allora non ho mai smesso di impegnarmi in associazione. Il volontariato mi ha aiutato molto a capire che ero ancora una persona con valori e capacità. Credo fermamente che impegnarsi nel sociale sia molto importante per una persona con disabilità. E il Disability Pride può e deve essere anche questo: un luogo in cui esercitare questa possibilità d'impegno e militanza”. (cl)

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