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Migranti, don Albanesi a Salvini: “Le sole politiche difensive non bastano”

Lettera aperta consegnata al ministro dell’Interno, in occasione della sua visita a Fermo. Scrive don Albanesi: “Si crei il fondo per l’immigrazione come spesa di bilancio Ue”. E, in generale, “l’invito pressante è guardare al futuro per un paese che non perde la propria identità, ma riesce a integrare i nuovi cittadini”

17 luglio 2018

FERMO – “Signor Ministro, in occasione della sua venuta a Fermo per l’apertura della Questura della nostra Provincia mi permetto esporre alcune considerazioni, quale responsabile del Cas di Fermo, che ospita presso il nostro Seminario Arcivescovile, oltre 100 immigrati dall’Aprile del 2014”. E’ questo l’incipit della lettera aperta che don Vinicio Albanesi, presidente della “Fondazione Caritas in veritate” (impegnata nell’accoglienza dei migranti) consegnerà al ministro dell’Interno Matteo Salvini, presente in città per l’inaugurazione della nuova Questura, del Comando provinciale dei carabinieri e del Comando provinciale della Guardia di finanza.

- Scrive don Albanesi: “Il fenomeno migratorio è stato considerato in Italia e in Europa, da oltre vent’anni, un evento eccezionale: quasi un terremoto sopraggiunto improvvisamente. In realtà almeno dall’inizio del 2000 (emigrazione albanese, seguita da quella marocchina, tunisina, egiziana, afgana, egiziana, pakistana,) si doveva comprendere che era un fenomeno strutturale”.
Di fronte a questo, continua, “le politiche attivate, a partire da quegli anni, sono state difensive: fermare l’invasione. Una politica non risolutiva. Si è costretti a ricorrere a lavori sporchi da affidare a terzi: Turchia, Grecia, Libia con la costruzione di piccoli grandi agglomerati di sbarramento che assomigliano a lager, nella speranza di ridurre l’immigrazione”.

Continua don Albanesi: “Nell’opinione pubblica è invalsa l’idea che gli immigrati sono ‘fannulloni, rubano lavoro, se non sono veri e propri delinquenti’. Eppure il fenomeno migratorio si è ripetuto nella storia molte volte, dalle invasioni barbariche, a quello moderne, comprese le nostre negli Stati Uniti, Argentina, Venezuela. Chi non ha prospettive nel proprio paese, cerca altrove per necessità”.
“In questa politica di contenimento l’Italia è rimasta sola. I recentissimi gesti di solidarietà dell’accoglienza di emigrati da parte di alcune nazioni europee sembrano concessioni, quasi elemosine. L’Europa è un continente che sta invecchiando, circondato da popoli giovani e affamati. Se il fenomeno immigratorio non sarà gestito saremo davvero invasi”.

Dopo l’analisi, la parte propositiva. Scrive il presidente della Fondazione Caritas in veritate: “La proposta da parte dell’Italia è chiedere alla Ue la copertura economica di tutto il lavoro di accoglienza fatto dall’Italia. L’accordo di Dublino, che egoisticamente le nazioni europee non vogliono modificare, ha i suoi costi. Si crei il fondo per l’immigrazione come spesa di bilancio Ue. Si attutisce almeno la guerra tra poveri italiani e poveri stranieri”.
“La via maestra è invertire la politica dell’immigrazione da difensiva in propositiva. Corridoi umanitari per le popolazioni in guerra; progetti di aiuto alle nazioni interessate dell’Africa. Il fondo per la cooperazione internazionale si è ridotto quasi a zero; va ripristinato adeguatamente in uno sforzo congiunto dell’Europa”.

Conclude don Albanesi: “Rimane il problema della sacca di immigrati che sopravvivono in Italia senza permesso di soggiorno. Nessuno sa quanti sono: di fatto, ad oggi, i permessi di soggiorno non superano il 10% delle richieste. I restanti ‘apolidi’ sono spesso causa di fenomeni di aggressività e di disagio sociale. Dimenticare questo “serio” problema creerà maggiori problemi che non possono essere risolti solo con le forze dell’ordine. L’invito pressante è guardare al futuro per un paese che non perde la propria identità, ma riesce a integrare i nuovi cittadini, che hanno uguali diritti e doveri di ogni abitante del paese”.

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