:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Una mostra ricorda il bombardamento di Roma del 19 luglio 1943

Documenti, fotografie, manifesti, giornali, diari e testimonianze ricostruiscono gli eventi di quel giorno: oltre 3 mila i morti e 11 mila i feriti tra la popolazione. L'Associazione nazionale vittime civili di guerra: “Non ci sono bombe intelligenti o attacchi mirati, i bombardamenti portano solo morte”

17 luglio 2018

Mostra sul bombardamento a Roma del 1943

ROMA - Documenti, fotografie, manifesti, quotidiani, periodici, testimonianze di diari e di persone ricostruiscono gli eventi del 19 luglio 1943, il giorno del grande bombardamento di Roma a opera degli americani, il cui obiettivo era la distruzione dello scalo ferroviario della Tiburtina, nodo strategico per i collegamenti tra Nord e Sud, in cui ci furono oltre 3 mila morti e 11 mila feriti tra la popolazione civile. È “Il Grande Bombardamento di Roma 19 luglio 1943 – S. Lorenzo”, la mostra documentaria organizzata dall'Associazione nazionale vittime civili di guerra insieme con il Centro per la promozione del libro presso il complesso monumentale della Basilica di San Lorenzo fuori le mura, che fu gravemente danneggiato dai bombardamenti dal 19 al 24 luglio 2018.

“Le immagini e i reperti d'epoca sono la migliore testimonianza, molto più efficace di qualsiasi parola, della distruzione e dello scempio prodotti dalla guerra sulla capitale in quel tragico giorno – ha detto Giuseppe Castronovo, presidente dell'Associazione nazionale vittime civili di guerra – Di fronte ai numeri impressionanti del bombardamento di San Lorenzo, nessuno osa parlare di 'effetti collaterali', eppure è con questo disumano e asettico termine che sono state chiamate e sono tuttora chiamate le tante altre vittime civili dei bombardamenti nel mondo, sacrificate alle strategie militari e all'obiettivo della vittoria finale. Fatti come quello che ricordiamo il 19 luglio, dimostrano quanto sia ingannevole la retorica dei 'bombardamenti intelligenti' e degli 'attacchi mirati': le bombe portano sempre morte e distruzione, senza eccezioni, specialmente quando avvengono in aree densamente popolate”. L'Associazione sostiene, infatti, la campagna internazionale contro i bombardamenti nelle aree urbane.

Fondata 75 anni con il nome di Associazione nazionale famiglie caduti, mutilati e invalidi civili per i bombardamenti nemici (sostituito 4 anni dopo con quello attuale), l'Associazione nazionale vittime civili di guerra promuove un “Atlante dei bombardamenti” (appena uscito) che contiene un'ampia sezione su Roma, e “Testimoni”, un progetto multimediale rivolto in particolare alle scuole per ricordare le storie individuali di chi ha vissuto la guerra sulla propria pelle. “Il vecchio nome dell'Associazione mi dà lo spunto per un'altra riflessione – ha proseguito Castronovo -: non ci sono 'bombe intelligenti', come sappiamo bene noi vittime civili di guerra, ma non ci sono neanche 'bombe nemiche' e 'bombe amiche' e questo è importante sottolinearlo. Per gli uomini, le donne e i bambini che si trovano a subire la loro terribile violenza, le bombe sono solamente un micidiale strumento di morte e dolore senza fine”.

Il 19 luglio, a partire dalle 17.45 (l'ora in cui 75 anni fa Papa Pio XII visitò la Basilica distrutta), nella navata della Basilica è in programma un momento di preghiera, seguito da un breve concerto bandistico di musica classica e sacra e dall'inaugurazione nel chiostro della mostra. Nel piazzale antistante la Basilica sarà ospitata l'installazione itinerante “Sagome 547”, un progetto che vuole ricordare il numero di bambini che nel mondo sono vittime di guerra. L'evento è stato organizzato in collaborazione con il ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, con il patrocinio del Comune di Roma, della Croce rossa italiana e della Confederazione italiana fra le Associazioni combattenti e partigiane.

“Credere in un futuro senza guerre non è facile, lo so, e le notizie che tutti i giorni ci arrivano da ogni parte del mondo rischiano di farci perdere la speranza – ha concluso Castronovo – ma non dobbiamo assolutamente smettere di impegnarci in questa battaglia per la pace, che è l'unica che ha senso e l'unica che vale la pena di combattere”. (lp)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa