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“La forza della parola” nell’epoca delle fake news

E’ la nuova Lettera pastorale dei vescovi toscani, che ha lo scopo di alzare “il velo su una questione di grandissimo rilievo e che continuerà a sfidarci per molti anni a venire”, quella della parola e dell’educazione

18 luglio 2018

FIRENZE - Ottantotto pagine, dense di citazioni, per un testo impegnativo. La nuova Lettera pastorale dei vescovi toscani – «La Forza della parola. Lettera su comunicazione e formazione a 50 anni dalla morte di don Lorenzo Milani» – è uscita in questi giorni per le Edizioni Dehoniane. La lettera (di cui sul numero di Toscana Oggi di questa settimana vengono date alcune anticipazioni) ha lo scopo, scrivono i Vescovi, di alzare «il velo su una questione di grandissimo rilievo e che continuerà a sfidarci per molti anni a venire», quella della parola e dell’educazione. Ma anche di «saldare» così «il debito di riconoscenza che le nostre Chiese, in Toscana e non solo, hanno accumulato nei confronti dell’esperienza e dell’insegnamento di don Lorenzo Milani».

La forza della parola - copertina libro

Confortati anche dalla storica visita di Papa Francesco a Barbiana, il 20 giugno 2017, i Vescovi toscani invitano le comunità a riflettere su «quegli interrogativi e quelle provocazioni» che vennero lanciate dal piccolo borgo di case, sulle pendici del Monte Giovi. Autentiche «cariche di esplosivo» che come aveva previsto profeticamente lo stesso don Milani, in una lettera alla mamma, nel 1952, che gli stessi vescovi riprendono, non avrebbero smesso «di scoppiettare per almeno cinquant’anni».

La lettera riflette sulla «crisi» della parola al tempo dei social e delle «fake news», e rilancia quel «ridare la parola ai poveri» che costituisce il carisma di don Lorenzo Milani. Si occupa anche dell’educazione, «uno degli obiettivi indubbiamente più alti che l’essere umano è chiamato a raggiungere per mezzo della parola». Si parla anche della parola «che incanta, accarezza e guarisce»: quella della poesia e dell’arte, oltre che degli affetti. Auspicando «una vera e propria purificazione del linguaggio che lo liberi da tutte le ombre e le memorie negative che lo hanno segnato», i vescovi lanciano infine la loro sfida: «imparare a pronunciare solo parole che nascono dal cuore, leggere e profonde, gentili e assorte, fragili e sincere, parole che fanno bene».

 

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