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Opera, la lettera dei detenuti: "Il nostro compagno morso da un topo"

Il problema dei ratti nel carcere milanese. L'ultimo episodio nella notte fra il 28 e il 29 giugno, ma due detenuti della Casa di reclusione hanno scritto alla Direzione: “Sentiamo degli strani rumori dai cestini portavivande, questi episodi vanno avanti da mesi”

20 luglio 2018

MILANO - Svegliati da “strani rumori” dentro la cella in piena notte. Strani rumori che alla fine si rivelano essere dei topi che si aggirano indisturbati per la Casa di Reclusione di Opera. Lo scrivono due detenuti in una lettera inviata alla direzione del carcere. Una denuncia resa pubblica dal blog Giustiziami.it e dall'Agi. L'ultimo episodio risale alla notte fra il 28 e il 29 giugno di quest'anno, quando due reclusi hanno sentito degli strani suoni “provenienti dal cestino porta vivande”. “Successivamente abbiamo accesso le luci e dopo aver smosso i suddetti cestini – prosegue la lettera – è saltato fuori un topo che prontamente abbiamo provveduto ad uccidere” prima di segnalare l'accaduto all'agente di sezione e al medico di guardia che in quel momento sostituiva la dottoressa in ferie.

Il problema della condizioni igieniche a Opera è annoso e irrisolto anche perché la casa di reclusione si estende su un'area molto vasta nel sud di Milano, vicino a campi incolti e agricoli dove da anni si moltiplicano le segnalazioni di topi e nutrie. Infatti nel primo reparto, secondo piano, del carcere milanese questi episodi sono tutt'altro che inediti. “Il problema di fondo è che questi episodi si stanno ripetendo da mesi se non da anni e nonostante le numerose segnalazioni non si è giungi ad alcuna soluzione da parte di codesta Direzione” scrivono i due in un altro passaggio della missiva redatta a mano. Viene riportato il caso di un loro compagno:  Cosimo Loiero, 44 anni, malato di cancro e sottoposto a cicli di chemioterapia, che sta scontando a Opera una condanna a 18 anni in primo grado per associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, e che “circa un mese fa è stato morso da un altro topo”. Un'ulteriore visita non gradita da parte dei roditori che, spesso, costringono i detenuti a buttare via tutto il cibo acquistato, come già “accaduto anche nella cella 23” precisano i due reclusi. Loiero è stato sentito anche dal Tribunale del Riesame, perché chiedeva i domiciliari per incompatibilità del regime carcerario con il suo stato di salute. Secondo quanto riporta il blog Giustiziami.it, gestito da due cronisti di giudiziaria milanesi, è proprio davanti ai giudici che il 44enne ha esposto l'episodio del topo e mostrato i segni lasciati sul braccio dal morso del ratto. “Lo ha ucciso il mio compagno di cella con una scopa e io ho deciso di conservarlo in un contenitore per alimenti per farlo vedere al medico perito che mi ha visitato il giorno dopo”. Il dottore gli ha fatto una puntura antitetanica e prescritto una cura antibiotica. (Francesco Floris)

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