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Essere donne nei conflitti: la storia di Mulanga

Ha subito un'aggressione sessuale e ha dovuto abbandonare il suo villaggio nella Repubblica democratica del Congo a causa della guerra. Oggi vive con la madre e vuole aprire un'attività. Action Aid: “L'autonomia economica femminile è fondamentale nella lotta alla violenza di genere”

21 luglio 2018

ROMA - “Mi coprirono la faccia con un panno mentre ognuno di loro si avvicinava per violentarmi. Hanno portato via mio marito e non l'ho più visto da quel giorno. Sospetto che possano averlo ucciso”. A parlare è Mulanga (nome di fantasia), 19enne che vive nella provincia centrale di Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo, una delle tante donne coinvolte nel conflitto che ha colpito al comunità Kasai a partire dal 2016. Nell'agosto del 2017 ha subito un'aggressione sessuale da parte di 4 uomini armati, è rimasta incinta e ad aprile di quest'anno è nata sua figlia. Grazie ad Action Aid, presente in zona con il sostegno dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Mulanga ha partecipato a corsi di formazione sulla violenza sessuale e di genere organizzati da personale formato dalla ong per spiegare alle donne quali sono i loro diritti, come fronteggiare le situazioni a rischio e dove rivolgersi per denunciare eventuali violenze. “Oltre alla formazione, supporteremo Mulanga con un finanziamento per poter aprire un'attività indipendente. L'autonomia economica femminile è fondamentale nella lotta alla violenza di genere”, spiegano da Action Aid.

Mulanga, che aveva già un bambino di 4 anni, vive nella Repubblica Democratica del Congo con la madre e la famiglia allargata, a circa 200 chilometri dal villaggio da cui è fuggita nel 2017 in una casa di 3 stanze il cui affitto è pagato da un'associazione locale. “Guadagnando in autonomia spero di riuscire ad acquistare il necessario per la mia famiglia, a cominciare dal cibo per i miei figli, senza dover dipendere dalle donazioni. Vorrei riaprire una piccola bottega di prodotti alimentari, è il lavoro che avevo prima che il conflitto cominciasse. Se avrò soldi cercherò anche il modo per riavere mio figlio che è stato portato via nel 2017 dalla famiglia di mio marito: dovrebbe fare la prima elementare e mi piacerebbe portarlo a scuola, ma so che al momento non ci sta andando”.

Tra gli interventi di Action Aid c'è anche il sostegno psicosociale per aiutare la popolazione a superare i traumi subiti durante il conflitto. Inoltre, facilita l'accesso ai servizi medici e legali per chi ha subito violenze sessuali. “Fino a oggi abbiamo raggiunto oltre 26 mila persone nelle due province della regione del Grand Kasai”. (lp)

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