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Richiedenti asilo al mare con gli operatori, se la normalità fa notizia

Un gruppo di ragazzi accolti in un progetto Sprar gestito da Piazza Grande fa una gita al mare e la foto che li ritrae in spiaggia scatena i social network. “Attività del genere sono normali perché rientrano nell'idea di inserimento e inclusione sociale a cui miriamo”

22 luglio 2018

BOLOGNA - Questa storia parte da una foto che ritrae, seduti in spiaggia sotto l'ombrellone, Leonardo Tancredi, direttore del giornale di strada Piazza Grande e operatore del progetto Aria (Accoglienza richiedenti asilo) che la cooperativa Piazza Grande gestisce all'interno del Consorzio Arcolaio e che fa parte del Sistema Sprar, e alcuni ragazzi accolti nell'ambito di quel progetto. Tra loro c’è Akilou, 24enne originario del Togo, che vedeva per la prima volta il mare: “È stato molto bello - ha detto - ho amici che sono Italia già da 5 anni ma che non c’erano mai stati, io mi considero fortunato”.

richiedenti asilo al mare con gli operatori

La pubblicazione di questo scatto sulla pagina Facebook di Tancredi, con un commento il cui incipit era “Una giornata al mare soli e con 35 euro”, citazione aggiornata di Paolo Conte, ha ottenuto più di 2 mila “mi piace”, moltissime condivisioni oltre a commenti, positivi e negativi, ironici e meno ironici, a favore o contro. “Era la prima volta che organizzavamo una gita al mare in effetti, ma il punto è che, per un progetto come lo Sprar, è normalissimo fare attività del genere, gite o cose simili, perché rientra nell’idea di inserimento ed inclusione sociale e culturale cui miriamo”, ha spiegato lo stesso, sinceramente sorpreso della risonanza che la foto ha avuto. In un post successivo, Tancredi ha ribadito come una gita al mare sia da considerarsi senza ombra di dubbio “normale” e non materia di dibattito accanito, a differenza di molte altre problematiche che l’Italia e i suoi cittadini vivono quotidianamente. “La gita al mare serviva a far capire a questi ragazzi che il mare non è solo sofferenza”, ha scritto Tancredi su Facebook aggiungendo che “è stata pagata con i soldi dei contribuenti italiani, anche di quelli razzisti. Quei soldi (il riferimento è ai 35 euro ovvero la cifra giornaliera per l'accoglienza di una persona all'interno dello Sprar) servono per creare nuovi cittadini ed è quello che abbiamo fatto”. Al momento, però, Tancredi ha disattivato la sua pagina Facebook perché si era scatenata una polemica dai toni troppo accesi.

Akilou è in Italia da 2 anni. È arrivato a Bologna alla fine di un viaggio simile a quello di tanti altri richiedenti asilo. In realtà, Akilou racconta che il suo obiettivo non era l'Europa: partito dal Togo, dove studiava matematica ed era coinvolto in attività studentesche, voleva in realtà raggiungere un cugino in Algeria, per lavorare in una fabbrica tessile un paio d’anni prima di tornare a casa a completare gli studi. In Niger, però, è stato intercettato da trafficanti di uomini, portato in Libia insieme ad altre persone e costretto in schiavitù. Akilou deve star dietro al sistema d’irrigazione, infilare e sfilare tubi nel terreno, e gli viene detto che la regola vuole che si lavori per tre anni, poi, pagando una somma precisa, si può partire alla volta dell’Europa. Lui, però, non ha quei soldi: “Tra le guardie ho conosciuto un ragazzo del Marocco, parlava francese e mi ha spiegato tutto, mi ha anche regalato un telefono. Un giorno, un altro ragazzo ha tentato di rubare qualcosa ed è stato ucciso, e quando hanno portato via il cadavere hanno lasciato la porta della nostra casa aperta, allora io e altri due miei amici siamo scappati”. A quel punto, con l’aiuto della guardia marocchina, “non saprò mai perché mi ha aiutato”, Akilou compie il resto del viaggio che si conclude con lo sbarco in Sicilia.

“Una cosa ci tengo a dire – conclude Tancredi - questi ragazzi hanno una voglia di fare incredibile, fuori dal comune”. Akilou, come tutti gli altri partecipanti al progetto Sprar, ha preso la licenza di terza media italiana, e forse si iscriverà già a settembre all’Istituto Aldini Valeriani, anche se è indeciso se è meglio imparare un mestiere e iniziare presto a lavorare, oppure continuare a studiare, magari recuperando le sue conoscenze di matematica. “Ho conosciuto un ragazzo italiano che studia matematica, siete molto bravi qui in Italia, molto più avanti di come ero io a casa”, ha detto lasciando trasparire i “normali” dubbi e insicurezze di un 24enne qualsiasi. (Elettra Bernacchini)

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