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Violenza di genere, una sfilata di abiti da sposa per ricucire vite spezzate

“Hukumbatia - Le spose di Marianne abbracciano l’Africa” è il titolo dell’evento promosso al Maxxi dal centro antiviolenza "Marie Anne Erize". Catallo: "Con gli abiti ristrutturati nella sartoria solidale si può uscire dalla violenza di genere"

23 luglio 2018

ROMA - Si scrive “Hukumbatia”, si traduce “Abbracci” ed è il titolo della sfilata che vedrà in passerella 20 indossatrici, tra cui giornaliste e donne impegnate nel sociale e nella politica, vestite con abiti da sposa e unite da un tratto comune: una storia, da raccontare o da raccogliere. E dietro le quinte altre dieci presenze femminili a curare i dettagli dell’evento. Si annuncia con questi numeri la serata promossa dal Centro Antiviolenza “Marie Anne Erize” per martedì 24 luglio, dalle 21.00, al Museo Maxxi di Roma.

locandina sfilata

“Un abbraccio con l’Africa – spiega Stefania Catallo, presidente del Centro antiviolenza di Tor Bella Monaca - attraverso la musica, la danza, la storia e il fascino di questo continente”. A partire dai gospel, i canti di liberazione e speranza intonati dagli schiavi e interpretati dal coro delle Voci Popspel diretto da Francesca Tenuta. Per arrivare alla danza orientale di Loredana Nair e alle tradizioni del nord Africa. E alla linea di gioielli esclusiva, dedicata alla sfilata e creata da Raffaella Mancini.

“Abbiamo creato tutto questo in assoluta gratuità – sottolinea il presidente -, con la collaborazione di una cinquantina di persone, facendo rete con altre realtà femminili. Siamo orgogliose di presentare il progetto e di farlo al Maxxi, uno dei più importanti musei di Roma. Ripercorreremo le varie epoche storiche attraverso i modelli che sfileranno, il più antico dei quali ha circa 100 anni, restaurati dalle nostre ex utenti che in questo modo hanno avuto la possibilità di ricucire le proprie vite. Siamo liete e orgogliose – prosegue Stefania Catallo – di poter condividere con il pubblico un evento a doppia valenza: da una parte la sfilata porta in scena la dimostrazione che l’inclusione sociale delle donne vittime di violenza è possibile e dall’altra focalizza l’attenzione su quanto sia importante preservare la presenza del centro antiviolenza su Tor Bella Monaca”.

Il centro “Marie Anne Erize” è attivo dal 2011. Da sportello di ascolto è diventato un vero e proprio punto di riferimento anche culturale perché oltre all’accoglienza delle donne vittime di violenza nel tempo sono state create una biblioteca, iscritta all’anagrafe delle biblioteche nazionali, e la sartoria solidale attraverso cui si tenta l’inclusione sociale delle persone che aderiscono al progetto per cercare di ricostruire la propria vita. Sono circa una ventina le persone che ogni mese si rivolgono al centro sia dal quartiere di residenza che dalle zone vicine, come pure da fuori città “perché in molti casi – spiega Stefania Catallo – si preferisce chiedere aiuto a una realtà distante dalla propria abitazione”.

Al centro lavora un team di cinque persone, tra cui tre counselor, che si avvalgono di due avvocati, un civilista e un penalista, e di psicologhe esterne. “Ci sosteniamo grazie alle donazioni e al volontariato – spiega Stefania Catallo – e questa sfilata è un momento molto importante che vuole accendere i riflettori sulla violenza di genere attraverso un evento apparentemente glamour ma che dimostra, con questi abiti ristrutturati nella sartoria solidale, che uscire dalla violenza di genere si può”. La sfilata ha ottenuto il patrocinio gratuito dell’Ambasciata della Repubblica Argentina in Italia. (Teresa Valiani)

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