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"Torno in Africa, in Italia non c’è futuro". Così Jamilah rimpatria in Nigeria

E’ arrivata nel 2011 con un barcone. Poi l’accoglienza a Firenze. I lavoretti saltuari e precari, la consapevolezza delle difficoltà economiche. E la scelta di tornare da dove era fuggita. “C’è più povertà, ma c’è più dignità”

23 luglio 2018

- FIRENZE - Jamilah è arrivata nel 2011 con un barcone. E’ sbarcata in Sicilia, poi è finita in Toscana, in un centro di accoglienza gestito dalla cooperativa Il Cenacolo. Ha vissuto per molto tempo a Dicomano, nel Mugello, in una struttura emergenziale. Qui è rimasta sei mesi, poi è stata trasferita in un centro Sprar per persone vulnerabili, nel quartiere di Novoli a Firenze. 
La scorsa settimana, a distanza di sette anni dal suo arrivo in Italia, ha preso un aereo per tornare in patria, in Nigeria, proprio nello stesso luogo da cui era fuggita all’inizio del 2010, quando aveva intrapreso la strada del deserto verso la Libia, dove è rimasta molti mesi lavorando in un negozio. Ricorda ancora lo scoppio della guerra in Libia nel 2011, l’emergenza umanitaria e la fuga a bordo di quel barcone. Le onde del Mediterraneo, i giorni e le notti passate in mezzo al mare. Ha rischiato la vita pur di arrivare in Italia, e oggi è felicissima del suo rimpatrio, felicissima di lasciare l’Italia e tornare in Nigeria. “Meglio l’Africa, c’è più povertà, ma c’è più dignità”. 

Negli ultimi giorni, Jamilah (il nome è di fantasia) era eccitatissima all’idea di rientrare a casa. Una scelta maturata gradualmente e dettata in buona parte dalle difficoltà lavorative in Italia. Ha lavorato come badante a Genova, qualche lavoretto precario anche a Firenze, ma niente di definitivo, niente che potesse permetterle una progettazione per il suo futuro in Italia. “Non riusciva a sostenersi economicamente in Italia” raccontano dalla cooperativa Il Cenacolo. E così la scelta di tornare a casa, in Africa. Una scelta in controtendenza rispetto a quelle di molti migranti, che scelgono di mettersi in cammino dall’Africa verso l’Europa.

Il rimpatrio di Jamilah è stato possibile grazie all’assistenza dell’Oim, che ha provveduto a garantire il ritorno in aereo dall’aeroporto di Fiumicino attraverso un programma assistito. “Non vedo l’ora di partire – ha raccontato Jamilah nei giorni scorsi –. Non vedo l’ora di riabbracciare i miei figli che non vedo da molto tempo”. E’ stato difficile salutare gli operatori sociali della cooperativa Il Cenacolo, diventati la sua famiglia. “Ha pianto molte volte” raccontano loro. Ma alla fine ha prevalso l’emozione di tornare in patria, laggiù dove aveva scelto di partire per l’Europa e dove oggi risiedono le sue speranze per un futuro di felicità.

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