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Scorticabove, rifugiati ancora in strada. "Al comune proponiamo il co-housing"

Continua il tavolo tra i rifugiati sgomberati e il Comune di Roma. Proposta la sperimentazione di un co-hounsing in un bene pubblico alla Tenuta del Cavaliere. Baldassarre: "Chiederemo subito all'avvocatura capitolina la fattibilità giuridica di una soluzione che consenta di ospitare in unico immobile queste persone"

25 luglio 2018

ROMA - “Abbiamo presentato all’assessora Baldassarre una proposta per l’assegnazione di un bene pubblico, dimostrando la fattibilità giuridica e la sostenibilità economica”. Lo scrivono in una lettera aperta i rifugiati, originari del Darfur, che sono in strada dal 5 luglio scorso, dopo lo sgombero della palazzina di via di Scorticabove, a Roma, dove vivevano da oltre 10 anni. Lunedì scorso, una delegazione dei rifugiati ha incontrato per la seconda volta l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale, Laura Baldassarre. “Nell’incontro del 23 luglio abbiamo dimostrato all’assessora -Baldassarre che vi è la possibilità di adottare una soluzione che mantenga unita la nostra comunità, preservando l’importante lavoro sociale da noi svolto in questi anni. Si tratta di una proposta che potrebbe vedere l’assegnazione alla nostra comunità di un bene pubblico inutilizzato, per avviare una sperimentazione di rigenerazione urbana e di co-hounsing” scrivono.

La proposta è stata presentata, corredata da normativa di riferimento (legge regionale n.7/2017 sulla rigenerazione urbana); da valutazioni sulla sostenibilità finanziaria (fondo sociale europeo; pon metropolitano; fami); dalla richiesta di effettuare un appello ai municipi per la ricognizione dei beni pubblici dismessi esistenti, con l’individuazione altresì di una struttura -“Tenuta del Cavaliere”- su cui effettuare una immediata verifica della disponibilità. “L’assessora si è dimostrata ben propensa a vagliare la proposta di assegnazione di un bene da noi effettuata, rimandando tuttavia la possibilità di avviare una co-progettazione sul co-housing ad una richiesta di parere da parte dell’Avvocatura di Stato - spiegano i rifugiati -.Questione che ci preoccupa rispetto ai tempi di rilascio del suddetto parere, constatando inoltre che la normativa regionale di riferimento non pone limiti rispetto alla possibilità di una co-progettazione, che rientra tra gli strumenti giuridici di cui un’amministrazione può e deve servirsi”.

Il prossimo incontro con l’assessora è fissato per lunedì 6 agosto. “Auspichiamo che in quella sede si possa sciogliere il punto giuridico della fattibilità di una assegnazione con l’individuazione di un bene su cui avviare tale sperimentazione. Noi annunciamo già che ci presenteremo a tale incontro con la prima bozza di un progetto di co-housing, che verrà elaborato tramite il contributo delle realtà solidali e di alcuni docenti universitari. Un progetto in cui non parleremo solo di alloggi per la comunità ma anche di servizi ed attività che intendiamo offrire e dell’avvio di sperimentazioni di start-up” - continua la nota. I rifugiati sottolineano inoltre di aver “rifiutato l’unica proposta che la Giunta capitolina ha messo in campo rispetto alla nostra situazione, ossia offrire temporaneamente un posto alloggio presso i centri istituzionali. Proposta che non tiene conto di un percorso di autonomia da noi faticosamente messo in campo ed attuato non tramite l’aiuto delle istituzioni ma completamente realizzato da noi stessi”.

“Noi non eravamo “fragili”, lo siamo diventati il 5 luglio a causa di uno sfratto che si è attuato per colpa di una cooperativa disonesta, lasciata operare nel completo silenzio delle istituzioni competenti - aggiungono -Uno sfratto di cui l’attuale amministrazione capitolina era ben a conoscenza, avendo la stessa assessora Baldassarre effettuato un censimento nell’immobile di via Scorticabove nel febbraio 2018 ma non avendo, poi, dato seguito in maniera preventiva ad una collaborazione con noi inquilini per immaginare già allora soluzioni strutturali da proporci. Per questo, ora, non possiamo accettare di essere risucchiati nei circuiti dell’accoglienza emergenziale, spazzando via la nostra conquistata autonomia e l’esperienza di solidarietà ed autogestione da noi messa in campo”.

Dal canto suo, l’assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale fa sapere che resta aperto il tavolo con la comunità sudanese, a cui partecipano anche Arci, A Buon Diritto – Associazione per le Libertà, Alterego – Fabbrica dei Diritti, UNHCR, Asia – Usb, rappresentanti dei Movimenti per l’Abitare. “Nell’immediato abbiamo ribadito la disponibilità ad accogliere le persone sfrattate presso le strutture alloggiative di Roma Capitale. Nel frattempo possiamo mettere a disposizione, oltre allo spazio alloggiativo, anche luoghi dove potranno incontrarsi periodicamente, per proseguire le attività che hanno impostato in un’ottica di comunità”, spiega l’Assessora Laura Baldassarre. “Chiederemo subito all’Avvocatura capitolina la fattibilità giuridica di una soluzione che consenta di ospitare in unico immobile queste persone, tramite una progettualità ad hoc che ne tuteli l’idea di comunità anche alla luce della specifica normativa regionale e nazionale. Il tavolo proseguirà, all’insegna del dialogo e del confronto: il prossimo incontro si svolgerà il 6 agosto”, conclude. (ec)

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