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L’Islam liberale dei Layene, in Senegal. Un modello che rifiuta il fondamentalismo

La rivista Africa approfondisce una realtà che in Senegal è un modello di collaborazione attiva a spontanea tra culture e religioni diverse. I discepoli dei Layene considerano solidarietà, tolleranza e uguaglianza tre principi irrinunciabili. Forte presenza anche in Italia

29 luglio 2018

Vestono con tuniche bianche, simbolo di candore e purezza, e sotto il porticato della moschea di Yoff praticano lo zikr, un atto di fede corale e suggestivo per ottenere la benevolenza di Allah. Sono gli uomini e le donne della confraternita dei Layene, diffusa nella regione di Dakar in Senegal. Essa rappresenta un prezioso e quasi unico modello di coesione e giustizia sociale, rifiuta il fondamentalismo attraverso una fede aperta e sincretica: una realtà che la rivista Africa ha voluto raccontare nelle pagine dell’ultimo numero. Con circa duecentomila seguaci, quella dei Layene è la terza confraternita per estensione in Senegal dopo quelle di Tijaniyya e Muridiyya, e lotta come le altre per offrire possibilità di esistenza migliori ai senegalesi e contro la degenerazione dei costumi. “Le confraternite –scrive Chiara Sgreccia su Africa – coinvolgono quasi il 90% della popolazione e sono gestite dalla potente gerarchia di serigne(marabutti), cui fa capo una fitta schiera di fedeli. A livello sociale, e non solo religioso, rivestono un ruolo cruciale: favoriscono il dialogo tra le etnie, promuovono l’istruzione, lo sviluppo delle attività commerciali e una maggiore equità di diritti tra uomini e donne. Inoltre impediscono agli estremismi di insinuarsi nel tessuto sociale(com’è accaduto in altri Paesi del Sahel)”.

Principi egualitari. Se negli anni il Senegal è diventato un esempio di integrazione, commistione e scambio tra religioni e pensieri differenti, lo si deve anche alla duplice funzione, di mediazione e controllo, rivestita dalle confraternite. “Mescolano - scrive a tal proposito Africa- i principi diversi senza contrapporre la religione ai valori della democrazia ispirati dall’Occidente”. Addentrandosi poi nell’universo Layene, Africa ritrae un clima sereno e festoso fatto di momenti di preghiera e feste religiose che si trasformano in occasioni di confronto e dibattito. “I principi attorno ai quali si strutturano il pensiero e le pratiche sono basilari e ben definiti: solidarietà, uguaglianza, tolleranza e purezza di spirito. Non vi sono differenze di classe o stato sociale: chi dispone di più risorse economiche elargisce donazioni in forma anonima alla confraternita, per aiutare i fratelli in difficoltà. L’equità è un valore fondante e radicato, le abitazioni hanno tutte la medesima altezza per ovviare alla tradizionale pratica secondo cui gli edifici più alti appartengono alle famiglie benestanti”.

Anche a Natale. A pochi chilometri dalla capitale Dakar si trovano le tre principali città sante per i Leyene, Yoff, Ndigala e Cambérène, dei veri e propri distretti a sé stanti in cui i principi religiosi dettano le normative da rispettare. “Entrandovi – scrive Chiara Sgreccia – si percepisce immediatamente un’atmosfera diversa: silenzio e pace lungo le strade, donne con il capo coperto e uomini seduti in preghiera accanto alle abitazioni, effigi colorate, in cui il volto del primo Califfo si affianca a quello di Cristo, riempiono le mura scarne degli edifici e dei negozi”. Un esempio emblematico di come il culto dei Layene sia ai margini dell’Islam tradizionale è rappresentato dal fatto che la confraternita celebra sia il Ramadan che il Natale. Questo per le influenze dei missionari cristiani e gli anni di colonizzazione francese, che hanno profondamente aperto il pensiero della comunità, in particolare al cristianesimo. “E’ così che il Natale, la Pasqua e l’Assunzione di Maria si affiancano alle tradizionali ricorrenze islamiche generando un calendario fitto di celebrazioni e momenti di incontro e scambio – si legge su Africa”. Frequenti anche i matrimoni misti, che vengono celebrati senza alcuna remora.

In Italia. La comunità dei Layene è in continua crescita, molti i giovani che decidono di sposare questo modello di vita e non soltanto nel territorio senegalese. “In Italia, per esempio, vi è una forte presenza layene soprattutto in Toscana e Lombardia, dovuta al copioso flusso migratorio che fin dagli anni Ottanta lega Italia e Senegal”. E sono proprio l’apertura e l’integrazione due cardini della comunità dei Layene, oggi riconosciuta come raro esempio di mediazione culturale collante sociale. Caratteristiche che, scrive Africa, “contribuiscono sensibilmente a fare del territorio senegalese un modello di collaborazione attiva a spontanea tra culture e religioni diverse”.

© Copyright Redattore Sociale

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