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"Hotspot, un sistema fuori legge": proposte per il rispetto dei diritti dei migranti

Secondo Cild, ActionAid, IndieWatch, Asgi, Cledu e Arci la gestione dei flussi migratori tramite gli hotspot ha portato ad una crisi del diritto di asilo in Italia e in Europa. Per questo hanno inviato un documento di dieci punti alle autorità che hanno partecipato alla stesura delle procedure operative

26 luglio 2018

ROMA - Rivedere le Procedure operative standard (Sop), che regolamentano le prassi di funzionamento degli hotspot italiani, per definire procedure e standard di protezione in linea con le esigenze di tutela e coerenti con la normativa italiana e comunitaria. A chiederlo sono le associazioni Cild, ActionAid, IndieWatch, Asgi, Cledu, Arci, che hanno scritto alle autorità e alle organizzazioni che hanno partecipato alla stesura delle SOP presentando un documento di dieci punti. “Dieci proposte – si legge nella nota delle associazioni – che puntano a tutelare i cittadini stranieri che transitano per gli hotspot per ciò che attiene l’inviolabilità della libertà personale, l’accesso al diritto di asilo, la tutela da forme di respingimento di natura collettiva, i diritti dei minori non accompagnati. Il processo di revisione delle Sop può essere, più in generale, un’occasione per rimettere al centro dell’agenda pubblica il tema del rispetto dei diritti all’interno dell’approccio hotspot”.

Va ricordato che gli hotspot, a partire dal 2015, rappresentano il meccanismo di gestione dei flussi migratori in arrivo in Italia e in Grecia. Tre anni di attività che però non hanno mai visto una vera e propria legge organica che ne definisca i caratteri e le procedure svolte all’interno. Una criticità questa che, secondo le associazioni firmatarie, “risulta ancor più problematica alla luce dei riscontri fattuali presentati da organizzazioni nazionali e internazionali attive nella tutela dei diritti umani”. “L’applicazione dell’approccio hotspot ha prodotto – spiegano le associazioni - una crisi generalizzata del diritto d’asilo in Italia e in Europa, ledendo i diritti di un numero considerevole di cittadini stranieri, configurando anche forme illegittime di trattenimento, in violazione delle garanzie poste dall’articolo 13 della Costituzione a tutela dell’inviolabilità della libertà personale. Le Sop costituiscono, a tutti gli effetti, lo strumento applicativo di questo cambio di paradigma”.

Secondo Cild, Unchr, ActionAid, IndieWatch, Asgi, Cledu e Arci, le Sop attualmente in vigore “hanno permesso la configurazione di numerose violazioni. Per tale ragioni – proseguono – ci rivolgiamo alle autorità e alle organizzazioni che hanno partecipato alla stesura delle Sop attualmente in vigore: il Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con il contributo della Commissione Europea, di Frontex, Europol, Easo, Unhcr e Iom”.
Tra i “punti irrinunciabili”, da inserire nella nuova versione delle Sop, la possibilità per tutti i cittadini stranieri, a prescindere dal paese di origine, di manifestare volontà di richiedere protezione internazionale e di avere accesso a informazioni chiare, dettagliate e circoscritte, acquisite nell’ambito di colloqui individuali. Inoltre si richiede anche che il transito dagli hotspot sia il più rapido possibile e, in ogni caso, che non possa superare il termine indicato dalla normativa ai fini della formalizzazione della domanda di asilo. L’eventuale emissione di decreti di respingimento differito o di espulsione dovranno poi rispettare il dettato normativo e, in ogni caso, tutti i cittadini stranieri destinatari di tali provvedimenti dovranno avere l’effettiva possibilità di incontrare un legale e di presentare ricorso all’autorità giudiziaria.

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