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Codice terzo settore, in corsa per il decreto correttivo. Assif: "Speriamo"

Scade il 2 agosto il termine per l'adozione dei decreti correttivi sul Codice del terzo settore. Nicola Bedogni, presidente dell’Associazione italiana fundraiser: “È la totale incertezza a preoccuparci di più. Speriamo vengano approvati all’ultimo minuto, sarebbe un ottimo segnale"

01 agosto 2018

- ROMA - “Siamo abituati ad assistere ad approvazioni dell’ultimo minuto. Se domani si riuscisse a far passare il decreto correttivo sul Codice del terzo settore sarebbe anche un bel messaggio dato dalla politica e dal nuovo governo”. A sperare in uno scatto sul fotofinish in merito alla Riforma del terzo settore è Nicola Bedogni, presidente Assif, Associazione italiana fundraiser. Domani 2 agosto, infatti, scadono i termini per l’adozione dei decreti correttivi del Codice del Terzo settore (D.Lgs 117/17). Il tentativo di prorogare i termini (via libera del Senato ma non ancora della Camera) al momento non è riuscito e ad oggi l’unica cosa certa è la scadenza di domani. “Purtroppo in questa situazione vale la frase ‘il meglio a volte è nemico del bene’ - chiosa Bedogni -. Mi rendo conto che si è insediato un nuovo governo, per cui vuole avere il tempo per entrare nei dettagli e vedere cosa è stato scritto. Ma il rischio di voler far meglio può portare ad un problema futuro, perché bisognerà ricominciare. Mi auguro che si vada avanti”.

Per Bedogni, arrivare entro domani all’approvazione dei decreti correttivi sarebbe una vittoria per tutto il terzo settore. “Il Codice è sicuramente migliorabile - spiega il presidente di Assif -, ma è la prima volta in cui si è fatto un tentativo concreto di definizione e riconoscimento di un comparto che per noi fundraiser è fondamentale, ovvero quello del non profit. Un comparto che pesa intorno al 5 per cento del Pil: parliamo di quasi 800mila dipendenti e più di 5 milioni di volontari”. Esser riusciti ad ottenere un codice unico è stata la conquista più grande. “È quasi incredibile che fino a questo momento non si fosse riusciti a dare una strutturazione omogenea a un comparto di questo tenore - aggiunge -. Inoltre, all’interno del codice, per la prima volta, all’articolo 7 si parla fundraising, per cui noi guardavamo a questa riforma come ad una pietra miliare, un punto di partenza di riferimento per tutto quello che sono le attività che attingono al mondo del terzo settore”. Un lavoro enorme che in parte rischia di perdersi in una grande confusione. “Tra decreti correttivi non passati, decreti attuativi non ancora usciti, autorizzazioni alla Commissione Europea mai richieste - spiega Bedogni in una nota inviata alla stampa -, chi lavora nel e con il terzo settore italiano non è messo in grado di avere un chiaro quadro legislativo nel quale gli enti si muoveranno a partire dal 2019”.

Eppure, le questioni aperte sul tavolo della riforma sono di notevole importanza per tutto il mondo del terzo settore. “Tra quelle che ci riguardano da vicino e che sono per noi fondamentali, c’è il riferimento all’inoptato del 5 per mille - specifica Bedogni -. Si parla di una nuova regolamentazione e bisogna cercare di capire come sarà perché l’inoptato, soltanto nel 2016 è stato di circa 80 milioni di euro”. Per molte organizzazioni non profit, infatti, quella parte di 5 per mille scelto dai contribuenti senza indicare nessun ente destinatario rappresenta quasi il 20 per cento del bilancio. “Capire se lo riceveranno nella stessa maniera, decurtato o non lo riceveranno più è fondamentale perché trovarsi una decurtazione di bilancio da un anno all’altro del 20 per cento non è cosa da poco - chiarisce Bedogni -. La cosa che ci preoccupa di più, tuttavia, è la totale incertezza. Il fundraiser come professionista deve riuscire a dare una continuità all’esistenza delle organizzazioni non profit. I flussi di entrata che deve generare, oltre a quelli economici, devono avere una capacità di programmazione e progettazione che non è dall’oggi al domani, ma con progetti almeno di medio termine. Tuttavia è impossibile progettare un percorso se non sai quale via prenderà. Mi auguro che ci sia una presa di coscienza e buon senso e che domani ci sia all'ultimo momento la notizia dell'approvazione”.(ga)

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