:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Azzardo, isolamento e "umanizzazione" delle slot inducono al gioco patologico

Un gruppo di ricercatori dell'Università Bicocca di Milano ha dimostrato, con esperimenti in laboratorio in cui sono stati coinvolti alcuni giocatori, che esiste un rapporto diretto tra la condizione sociale e lo sviluppo della dipendenza dal gioco d'azzardo.

02 agosto 2018

MILANO - Chi si sente emarginato rischia più degli altri di sviluppare una dipendenza dal giocatore d'azzardo. Una ricerca dell'Università Bicocca di Milano ha dimostrato scientificamente quel che già molti operatori sociali hanno denunciato da tempo. Secondo i ricercatori questa dipendenza patologica nasce perché "l’isolamento -porta a creare delle relazioni parasociali", vale a dire relazioni "che simulano le relazioni fra esseri umani per compensare la mancanza di interazioni con le persone" e "queste relazioni parasociali possono svilupparsi anche con con oggetti inanimati quali le slot machine, cosa che diventa ancor più probabile nel caso vi si attribuiscano qualità umane, come la volontà di decidere gli esiti di gioco". La ricerca è stata curata da Luca Pancani, Paolo Riva e Simona Sacchi, docenti del Dipartimento di Psicologia e gli esiti sono stati pubblicati sulla rivista "Journal of Gambling Studies" con il titolo “Connecting with a Slot Machine: Social Exclusion and Anthropomorphization Increase Gambling”.

La ricerca è stata condotta in laboratorio. I ricercatori hanno chiesto ad alcuni partecipanti di giocare con una slot machine on-line. Ed hanno verificato che anche solo ripensare e descrivere una situazione in cui si è provato dolore sociale (ad esempio, circostanze in cui si è stati ignorati o esclusi da altre persone) è condizione sufficiente ad influenzare la successiva interazione con la slot machine, portando a un numero di giocate quasi doppio rispetto a coloro ai quali era stato chiesto di descrivere situazioni in cui avevano provato dolore fisico o un pomeriggio qualsiasi. L'approccio al gioco cambia, inoltre, anche in base alla percezione che si ha della slot machine. Se viene fatta percepire come un "essere" che interagisce col giocatore e che "decide" se far vincere o meno, la persona gioca di più.

"Nonostante questo sia fra i primi articoli che mostrano l’influenza diretta dell’esclusione sociale sul gioco d’azzardo con una metodologia sperimentale rigorosa – spiega Luca Pancani, ricercatore in Psicologia all’Università di Milano-Bicocca – è già possibile trarre alcune conclusioni in grado di orientare la ricerca futura sul tema. L’emarginazione resta un problema grave nel nostro Paese: l’Italia detiene il record europeo di slot machine pro-capite, una ogni 143 abitanti, e le caratteristiche estetiche di queste macchine sono già orientate ad indurre una loro maggiore antropomorfizzazione. Questi fattori, alla luce dei risultati del nostro studio, richiedono una forte attenzione al fenomeno sia a livello di ricerca, sia in termini di politiche sociali, in modo da affrontare e contrastare efficacemente il problema del gioco d’azzardo patologico". (dp) 

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa