:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

“Scienza senza frontiere”: i migranti salgono in cattedra per un giorno

Cinquanta migranti formati dall'Istituto superiore di sanità sono diventati “docenti” per 2 mila ospiti dei Centri di accoglienza Codirossoni, Casilina 1 e 2 su temi relativi alla salute. Ricciardi (presidente Iss): “La scienza è veicolo di inclusione e terreno comune su cui costruire cultura e valori condivisi”

04 agosto 2018

ROMA – Cinquanta migranti formati dall'Istituto superiore di sanità (Iss) sono diventati “docenti” di 2 mila ospiti dei Centri di accoglienza Codirossoni, Casilina 1 e Casilina 2 di Roma su temi relativi a salute e prevenzione. È il progetto “Scienza senza frontiere” nato da un'idea dell'ufficio stampa dell'Iss in collaborazione con l'Unità operativa ricerca psico-socio-comportamentale, comunicazione formazione del Dipartimento malattie infettive, il settore attività editoriali del Servizio conoscenza e comunicazione scientifica Iss e sviluppato con un ciclo di seminari tenuti da ricercatori dell'Istituto su temi quali igiene e sicurezza alimentare, salubrità dell'acqua, danni da alcol e droga, vaccini, Hiv e infezioni sessualmente trasmesse, diritti sanitari degli stranieri, comunicazione scientifica. “La scienza è, oltre che un veicolo di inclusione, un terreno comune sul quale costruire cultura e valori condivisi – ha detto Walter Ricciardi, presidente dell'Iss – La tutela della salute è importante per sé, per gli altri, per l'ambiente. L'educazione scientifica è il terreno su cui coltivare il futuro, per tutti”. I volti dei ragazzi che hanno partecipato al progetto sono stati immortalati dal fotografo Francesco Francia, le fotografie sono state esposte durante il convegno conclusivo del 28 giugno.

Il migrante come figura chiave per la prevenzione. Favorire il dialogo con i giovani migranti per acquisire elementi utili per la tutela della propria salute e di quella della collettività. È l'obiettivo degli incontri che, grazie agli insegnanti di italiano dei Centri di accoglienza e ad alcuni glossari preparati dai ricercatori dell'Iss, sono diventati momento di esercitazione linguistica oltre che di empowerment sui temi della salute. Un laboratorio didattico ha spiegato ai migranti come produrre “poster scientifici” sugli argomenti trattati per organizzare ciò che avevano imparato in modo creativo e spiegarlo agli ospiti degli altri centri. “Sono molto contento di aver avuto la possibilità di conoscere le cose che non sapevo su salute e prevenzione”, ha detto James, 25enne nigeriano, uno dei partecipanti ai seminari. Uno dei temi trattati ha riguardato il consumo di droga e alcol, “ci hanno spiegato che l'uso di queste sostanze fa male al cuore e al cervello e non permette di fare una vita piena e responsabile”.

I poster realizzati dai migranti sono stati presentati durante il convegno conclusivo durante il quale sono stati celebrati i 20 anni dell'Italian national focal point infectious diseases and migrant (network di esperti coordinato che si occupano del fenomeno migratorio) e che ha visto le conclusioni del giornalista scientifico Pietro Greco. “La storia della scienza degli ultimi tre millenni ci ha insegnato che la scienza non ha confini e che, al contrario, più i confini si abbattono, più la scienza progredisce – aveva detto Greco nella lectio magistralis “Le radici ellenistiche e arabe della cultura scientifica” con cui aveva aperto il ciclo di seminari – Oggi la scienza è diventata finalmente un fenomeno globale e l'universalismo, il valore per cui possiamo fare scienza senza distinzione di sesso, provenienza geografica, cultura o religiosa poiché più persone fanno scienza più la conoscenza si accresce velocemente, sta davvero assumendo corpo e carne. Tutto sta concorrendo a fare scienza ma anche sempre più a costruire il futuro”. (lp) 

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa